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Lou Reed & Metallica - Lulu (Vertigo/Universal)

di Stefano Bianchi

Umore: PULP

Non gettate la spugna dopo il primo ascolto di questo doppio album ostico e fascinoso che vede protagonisti Lou Reed e i Metallica. Riascoltatelo più volte, senza pregiudizi. Lulu è una “walk on the wild side” scomoda e urticante al pari di Outside, confezionato in “grand guignol” da David Bowie & Brian Eno. In gioco, fra le pieghe “pulp” di quest’opera ispirata alle “pièces” teatrali Lo spirito della terra e Il vaso di Pandora del drammaturgo tedesco Frank Wedekind, c’è la “smalltown girl” che da danzatrice si trasforma in cinica e sadomaso “femme fatale” per poi finire accoltellata da Jack lo Squartatore. Rivisitando la breve esistenza di Lulu in chiave “hard” (vedi i testi a tripla x dei 10 brani, già scritti per lo spettacolo di Robert Wilson andato in scena a Berlino), Lou Reed s’è calato nei medesimi panni sperimentali di quando inanellò il decadentismo di Berlin, il sibilo di Metal Machine Music, l’elegia sinfonica di Street Hassle, le nevrastenìe alla Lenny Bruce di Take No Prisoners, le implosioni di Magic And Loss, l’omaggio a Edgar Allan Poe di The Raven, la musica ambientale di Hudson River Wind Meditations. E i Metallica? Si sono messi al suo servizio con l’ambizione di sperimentare per la prima volta nella loro carriera.
Brandenburg Gate, “ouverture” di questi 90 minuti “monstre” (qualche sforbiciatina, qua e là, andava fatta), è una ballata dai fuggevoli accordi di chitarra acustica che si evolve grandiosa, nell’avvilupparsi delle chitarre elettriche. The View, punta su un monolitico “riff” ripetuto all’infinito mentre la ruvida voce di Lou è pura recitazione. L’inizio solenne di Pumping Blood, col violino filtrato dalll’elettronica, cede il passo all’incedere marziale delle chitarre che a loro volta si fanno tappeto sonoro al servizio di un canto aritmico e straniante. Il cuore di questo brano, fra minimalismo e titaniche rullate di batteria, si trasforma in un galoppante rock & roll e poi in speed metal. Mistress Dread, con quell’iniziale organo da chiesa che depista, è accelerazione folle, thrash metal crudele. Iced Honey, snocciola Sweet Jane come ideale fonte ispirativa. Cheat On Me, con la lunga premessa “ambient” che anticipa le sperimentazioni della seconda parte dell’opera, fa esplodere un heavy metal che trascina e stordisce. Dal “noise” elettronico, Frustration passa al rock cavernoso che paga pegno ai Black Sabbath, mentre Little Dog è un pezzo atmosferico pizzicato dalla chitarra acustica ed elasticizzato da distorsioni elettriche in cui Lou declama, sussurra, centellina le parole. Dragon, raggrumata quintessenza della sperimentazione, oscilla fra Sister Ray e il metallo più velenoso. Junior Dad, misticheggiante “ballad”, è infine la nuova Pale Blue Eyes che si avvolge con tenerezza e commozione attorno a Lulu, archetipo della donna fatale.

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