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Bad As Me
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Tom Waits
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Tom Waits - Bad As Me (Anti/Spin-Go!)

di Peppo Delconte

Umore: BUKOWSKIANO

Rieccolo, l’insaziabile zio Tom che dagli esordi nei lontani Anni ‘70 non perde occasione per sconvolgere le attese dei suoi fedeli. Ogni volta gli irriducibili fans vengono presi da una vera e propria febbre, delirando sulle meravigliose sorprese che gli regalerà il loro idolo. Ma stavolta di sorprese (anche per i più ottimisti) ce ne sono davvero pochine. Il nostro eroe è forse un po’ stanco? Ci può stare, dopo tanti anni di creatività e di esperienze esposte a tutti i rischi possibili... Bad As Me è il suo ventesimo album: c’è ormai una bella distanza dai primi lavori pubblicati con l’etichetta Asylum, ma anche dalle stagioni più sperimentali degli Anni ‘80-‘90, quelli per intenderci di Swordfishtrombones, Rain Dogs e Bone Machine. La voce è sempre più cartavetrata, i ritmi sempre segnati da frustate metalliche, le linee melodiche ridotte all’osso, i versi dei micro-ritornelli ripetuti fino all’ossessione e più di una volta si scivola nel già visto e già sentito.

Questa amatissima “America degli ultimi” suggerisce ormai le sensazioni di una maniera “bukowskiana”, povera di emozioni autentiche. Le cose migliori sono forse nei versi: Tom scrive sempre con infinita attenzione e a tratti riesce ancora a sorprendere con impareggiabili espressioni (“I’m the hat on the bed”). Ma dalla musica escono poche novità: fra le ballate si salvano Last Leaf e Pay Me; fra i brani più mossi, Chicago e la “title track”. Anche dai collaboratori più celebri (Keith Richards e Marc Ribot) vengono soltanto dei contributi professionali. Più significativi i colori aggiunti dai fiati e gli scheletri ritmici di Larry Taylor, superstite degli antichi Canned Heat e straordinario specialista del basso blues-rock. Nel complesso non molto per un’icona della migliore musica americana, quella che si continua a considerare la più genuina e ruspante (in una recente intervista Waits ha ammesso di sentirsi estraneo alle nuove tecnologie: «In quell’universo sono un immigrato»). Il talento del 62enne artista di Pomona non si è certo spento; tuttavia, dato che sa esprimersi brillantemente anche nel teatro musicale e nel cinema, farebbe forse meglio a diradare la produzione discografica puntando più sulla qualità che sulla quantità. Con buona pace dei fans più instancabili.

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