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Josh Rouse And The Long Vacations CD
Josh Rouse
1972 CD
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Josh Rouse - Josh Rouse & The Long Vacations (Bedroom Classics/Audioglobe)

di Stefano Bianchi

Umore: HERMOSO

All’inizio pensava di trascorrerci le vacanze, in Spagna. Invece s’è sistemato là per tutta la vita. Ma procediamo con ordine. Da Paxton, nel Nebraska, Josh Rouse si mette fin da piccolo a girare il Midwest perché papà fa il militare in carriera e spesso gli cambiano destinazione. Ha orecchio per la musica, Josh: suona il trombone, scopre il soul e il rock, va matto per Neil Young, Smiths, Cure e U2, prende qualche lezione di chitarra dallo zio. Quando si ferma a Nashville, nel Tennessee, ha le idee ben chiare: suonare e cantare folk-rock derapando nell’alternative country. Nel 1998, debutta con Dressed Up Like Nebraska, nel 2000 e 2002 mette in fila Home e Cold Blue Stars, l’anno successivo pubblica 1972: inaspettatamente soft rock, stile Elton John e James Taylor. Dopodichè Rouse va in crisi: non musicale, matrimoniale. La moglie lo molla e lui vola in Andalusia, a Puerto de Santa Maria, ipotizzando lunghe vacanze disintossicanti, concretizzando una nuova vita e infine realizzando, nel 2005, Nashville: disco tutt’altro che country per dire “bye-bye” all’America.

Josh, oggi, è un uomo felice che vive nei dintorni di Valencia, si gode la "siesta" ed è tutt’uno con Paz Suay, la nuova compagna con cui ha inciso il mini album She's Spanish, I'm American. Nel frattempo, da Subtitulo (2006) a El Turista (2010) passando per Country Mouse City House (2007), le sue canzoni hanno metabolizzato ritmi “jazzy”, afrori latinoamericani e easy listening. Non sfugge all’orecchiabile regola Josh Rouse And The Long Vacations, che vede il “singer-songwriter” suonare insieme a Fuertes Xema e Caio Bellveser (i Long Vacations) con l’aggiunta di Raúl Fernández (piano e moog), Paco Loco (chitarra), Robert DiPietro ed Esteban Perles (batteria e percussioni). «Quest’album è un concentrato di coloratissime canzoni influenzate dai raggi del sole e da un sano umorismo», ha specificato Josh pensando a tutto quello che stavolta s’è inventato: il latin pop di Diggin’ In The Sand, tratteggiato dal suono gioviale di un mandolino e interpretato alla Simon & Garfunkel; la melodia sdrucciolevole di Movin’On; lo swing di Lazy Days, col pensiero che corre a Sunny Afternoon dei Kinks; il tropicalismo di Oh, Look What The Sun Did con tanto di flamenco; la bossa nova di Fine Fine e Disguise, ispirate a Stan Getz, João Gilberto e Antônio Carlos Jobim; il morbido sussurro di Friend, accarezzato dallo xilofono e dalla chitarra acustica; l’amoreggiar di voce e pianoforte che scandisce la magia di Bluebird St.; il ritmo in levare di To The Clock, To The City. Hasta luego, Josh. A te e al tuo canzoniere così hermoso.

www.audioglobe.it/label.php?iId=3597

www.joshrouse.com

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