Coolmag - music

LP 1
Joss Stone ritratto
Joss Stone in sala d'incisione
home - music




Joss Stone - LP 1 (Stone'd Records)

di Stefano Bianchi

Umore: NERO

La sua voce è soul, con furbe digressioni nel rock e nel funky. Smokey Robinson, dopo averla ascoltata, l’ha definita Aretha Joplin. E lei, l’inglese Jocelyn Eve Stoker che da ragazzina intonò spavalda On The Radio di Donna Summer nel programma televisivo Star for a Night facendo crollare dagli applausi lo studio della BBC, ha ricambiato la stima del “soulman” con 11 milioni di dischi venduti. Debutta nel 2003, la Stone dall’ugola d’acciaio, con The Soul Sessions. E mentre Lenny Kravitz, Paul Weller e Mick Hucknall annunciano in coro che è nata una stella, Mick Jagger la invita a duettare con lui nella colonna sonora del “remake” del film Alfie. Nel 2004, Joss ribadisce la propria forza con Mind, Body & Soul e la rivista Interview la definisce «cantante dalla voce coraggiosa, che punge come un whisky invecchiato per poi sciogliersi dolcemente come melassa». Seguono, nel 2007 e nel 2009, Introducing Joss Stone e Colour Me Free! che scandiiscono la bontà d’una black music sempre più forte e passionale.


Con il nuovo LP 1 che ripensa ai mitici dischi in vinile, inciso a Nashville, scritto e prodotto col chitarrista Dave Stewart (l’ex Eurythmics che di voci femminili se ne intende: leggi Annie Lennox), Joss Stone inaugura la Stone’d Records, etichetta di sua proprietà. Fra i 2, un cinguettio di lodi: «Non mi sono mai divertita così tanto a registrare un disco», ha dichiarato lei, «complice Dave, che mi ha garantito le giuste dosi di spontaneità e creatività». E lui, di rimando: «Joss riesce ogni volta a trasmettere emozioni sincere, passando nel giro d’una sola strofa dalla ferocia di una leonessa al più impercettibile dei sospiri». In effetti, la sua voce s’incolla ora “folkie”, ora “bluesy”, a una ballata come New Born che si fa via via più trascinante. Poi si mette sulle tracce di Karma, funky furbissimo con le tastiere che ricalcano Superstition di Stevie Wonder. E ancora, godetevela nel caracollante rhythm & blues di Don’t Start Lying To Me; nel cuore e nei muscoli di Last One To Know, fior di “ballad” asprigna; nella soul music di Drive All Night giocata di fioretto; in Cry Myself To Sleep, gioiellino acustico che poi lievita e si elettrifica; nel godibile, orecchiabilissimo R&B di Somehow; e infine nuda e cristallina, coccolata dalla chitarra acustica, nel gospel di Landlord e in Take Good Care, a un soffio dal country. Perfino nel pop melodico di Boat Yard, unico neo del disco, Joss riesce a delineare atmosfere che Duffy o Adele (inglesi e “nere” quanto lei) sbrigherebbero in fretta e furia, senza infamia né lode.

www.stoned-records.com

www.jossstone.com

stampa

coolmag