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Reality And Fantasy
Raphael Gualazzi e Gianni Morandi
Raphael Gualazzi
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Raphael Gualazzi - Reality And Fantasy (Sugar Music)

di Cosimo Calogiuri

Umore: PATRIOTTICO

Eccome se mi ha colpito la "performance" di Benigni al Festival di Sanremo… Il Roberto nazionale ha indubbiamente toccato le corde giuste di un sano patriottismo; ma quando Raphael Gualazzi è salito sul palcoscenico, allora sì che mi son sentito fiero di essere italiano. Dentro Raphael brucia il sacro fuoco del blues, del jazz e del rhythm & blues. E che New Orleans, Muddy Waters, Tom Waits, Joe Jackson e una dose abbondante di Renato Carosone potessero materializzarsi in scena sottoforma di un bianco e per di più italiano, mi pareva e mi pare ancora oggi un miracolo. Dopo aver visto qualche mese dopo una sua seppur breve ma intensa esibizione live, le mie convinzioni sono state confermate in pieno. Gualazzi nasce a Urbino nel 1981, e dopo aver intrapreso studi pianistici al Conservatorio di Pesaro approfondisce gli autori classici ed estende la propria ricerca nel campo del jazz, del blues e della fusion. Solleticata l’attenzione del grande pubblico grazie alla “cover” di Don’t Stop dei Fleetwood Mac, nell’estate del 2010 si esibisce all’Heineken Jammin Festival, al prestigiosissimo Pistoia Blues Festival e al Giffoni Film Festival per poi debuttare in settembre al Blue Note di Milano. Dopodichè, lo scorso febbraio si presenta a Sanremo con Follia d’amore aggiudicandosi il premio nella categoria Giovani, il premio della critica ed è primo nella speciale classifica Stampa e Radio Tv. Confermandosi artista vero, sbaraglia gli avversari con il primo posto al premio Assomusica per la migliore esibizione dal vivo.

Reality And Fantasy, l’album del debutto, continua a godere di ottime vendite. Quando i clienti lo acquistano (parlo con cognizione di causa, lavorando in un negozio di dischi) mi fanno sempre la stessa domanda e ogni volta con un’espressione di sorpresa stampata in faccia: «È bravissimo, ma ha inciso altri dischi? Ne uscirà uno nuovo?». Come non comprenderli, storditi come sono da 20 anni di urla scomposte, cattivo gusto e scarsa vena compositiva dispensati dai nostri “eroi nazionali”: quei ligabuivaschirossizuccheri che non sanno nemmeno tenere in mano uno strumento (Vasco Rossi, nell’ultimo disco ci ricorda provocatoriamente che lui è ”ancora qua e già”) e campano di rendita facendosi il verso da tempo immemorabile. Quindi, la domanda sorge spontanea: se Zucchero ha condiviso il palco con artisti del calibro di Steve Winwood e Miles Davis, con chi collaborerà Gualazzi? Play it again, Raph.

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