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Architecture In Helsinki - Moment Bends (Cooperative Music)

di Stefano Bianchi

Umore: FRIZZANTE

Riguardo al nome, Architecture In Helsinki, ecco cosa ha dichiarato il “frontman”, Cameron Bird: «Ci siamo chiamati così per gioco. Sfogliando un quotidiano, abbiamo scelto alcune parole a caso e le abbiamo combinate fino a ottenere Architecture In Helsinki: che non ha nulla a che spartire con la città finlandese, costruzioni, ponti o quant’altro. Rispecchia, semmai, il nostro approccio alla musica: prendiamo suoni un po’ qua e un po’ là, li mettiamo insieme e facciamo di tutto per renderli piacevoli». Viva la sincerità e viva l’onestà. Moment Bends è il quinto disco di questa band in circolazione da una decina d’anni che ha debuttato con Fingers Crossed, non è finlandese ma australiana, oltre a Cameron Bird comprende Gus Franklin, Jamie Mildren, Sam Perry e Kellie Sutherland, suona sintetizzatori analogici, strumenti classici come tromba, tuba, trombone, clarinetto, flauto dolce e i più convenzionali chitarra, basso e batteria. L’hanno registrato a Melbourne, nell’”home recording studio” ribattezzato Buckingham Palace in onore di Lindsey Buckingham dei Fleetwood Mac, «fonte d’ispirazione che non smette mai d’appassionarci», ha puntualizzato Bird. Ma di soft rock, in questi 11 pezzi, nemmeno l’ombra: «C’è la nostra ossessione per la musica pop con cui siamo cresciuti. Anche perché proveniamo da un’area geografica particolare dove non si suona granchè oltre il pop».

Synth-pop, in questo caso. Frizzante, spensierato, un po’ acculturato e col ritmo a go-go: come quello che negli Anni ‘80 sbandieravano Bronski Beat, Soft Cell, Human League, ABC, Tears For Fears, Erasure e Yello. Ma gli Architecture in Helsinki non lo ripetono a pappagallo: dopo averci studiato un po’ su (vedi Desert Island, che ammicca a Sunshine Reggae dei Laid Back e agli Abba; Everything’s Blue, che clona i Queen di Another One Bites The Dust e Contact High, talmente dance che ti vien da chiedere al quintetto: non è che per caso avete ascoltato Sandy Marton, Tracy Spencer e le compilations di Claudio Cecchetto?) lo reinventano griffando Moment Bends come disco “ad hoc” per l’estate, al mare o ai monti che sarà. Proseguendo in scaletta: Yr Go To è danzereccia, al punto da avvitarsi su se stessa; I Know Deep Down ed Escapee sono “technopoppy”, con qualche cabarettismo alla Mika; That Beep è un’architettura perfetta: synth-pop leggiadro e funkeggiante, qualche toccata e fuga in zona calypso, battito del ritmo a mo’ di Tom Tom Club; Denial Style è una piccola gemma: scattosa e funky, fa rima col Prince di 1999. E quando i sintetizzatori complottano con archi e ottoni, il pop melodico vince su tutto: nell’incedere sincopato, da estasi elettronica, di W.O.W.; nelle penombre acustiche di Sleep Talkin’, punteggiate da momenti Progressive; negli umori new soul della crepuscolare B4 3D. «Parlare di musica è come ballare di architettura», disse una volta Frank Zappa

www.cooperativemusic.com

www.architectureinhelsinki.com


 
    

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