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The Kills - Blood Pressures (Domino Recording/Spin-Go!)

di Stefano Bianchi

Umore: OMICIDA

Sognanti e febbricitanti, orecchiabili e claustrofobici, The Kills sono Alison Mosshart (voce e chitarra, in arte VV) e Jamie Hince (chitarra, voce e batteria, si fa chiamare Hotel). Fin dai tempi dell’Ep intitolato Black Rooster, ma soprattutto dall’epoca di Keep On Your Mean Side (2003), No Wow (2005) e Midnight Boom (2008), la coppia elabora un suono “basic”, dal ritmo incandescente, che ti schiaffeggia per poi accarezzarti. Un po’ come la musica dei White Stripes: quelli del “poo-po-po-po-po-poo-po” di Seven Nation Army. Anche loro in 2: Jack White e la ex moglie Meg, che però si sono sciolti senza rancore. Jamie avrebbe potuto fare altrettanto con Alison: quando quest’ultima, nel 2009, si è data al rock duro coi Dead Weather che oltretutto avevano come “frontman” proprio Jack White. E invece l’ha incoraggiata a vivere fino in fondo quell’esperienza. Lei, da quando compongono e suonano insieme, predilige il blues in ogni sua declinazione. Lui, invece, enumera fra le fonti ispirative il rocker e chitarrista Link Wray, il pioniere del rhythm & blues Little Milton, l’arrangiatore e produttore Dave Bartholomew che diede lustro al rock’n’roll di Fats Domino, il geniale sperimentatore Captain Beefheart, il reggae di Peter Tosh, Sly and Robbie e Grace Jones.

Tutto questo c’è, filtrato dal suono audace e magmatico di Blood Pressures che il duo ha registrato ai Key Club Studios di Benton Harbor, nel Michigan. L’incedere tambureggiante di Future Starts Slow, pigiato dentro un’anima di coriaceo rock-blues, si contrappone all’ispido blues che scandisce Pots And Pans, al blues cantilenante di Wild Charms e a quello visionario/psichedelico di DNA. Il ritmo in levare di Satellite, ruvido e velenoso, inneggia a un reggae giamaicano che all’improvviso si scopre “dark”. Il rock, poi, viene ampiamente vivisezionato da Alison & Jamie: incalzante e ballerino, corroborato in Heart Is A Beating Drum dalla batteria elettronica e da svisate di chitarra elettrica, si tramuta in galoppante e mortifero («Lord knows I am ready», il Signore sa che sono pronto, recita un verso di Nail In My Coffin), sottolineato da efficaci distorsioni, per poi ammiccare ai T. Rex di Marc Bolan (Damned If She Do) e farsi abrasivo nello stile dei Rolling Stones (You Don't Own The Road) senza mancare l’appuntamento col rhythm & blues. L’orecchiabilità quasi pop e gli scatti nervosi di Baby Says, infine, convivono accanto a The Last Goodbye: toccante ballad, ghermita dal suono "vintage" di una pianola e da un’ombra di valzer. Bene, bravi, bis.

www.dominorecordco.com

www.thekills.tv/index.php











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