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Danger Mouse & Daniele Luppi - Rome (Parlophone/EMI)

di Stefano Bianchi

Umore: MORRICONIANO

È uno di quei dischi, Rome, che suoneranno e risuoneranno per chissà quanto tempo ancora. Credetemi. Questi 15 pezzi (fra cantati e strumentali) sono stati incisi da Danger Mouse e Daniele Luppi al Forum Music Village in Piazza Euclide, a Roma, che nel 1970 si chiamava Ortophonic Recording Studio ed era stato fondato da Armando Trovajoli, Ennio Morricone, Luis Bacalov e Piero Piccioni. Le colonne sonore degli spaghetti western di Sergio Leone sono nate proprio qui. E qui, accomunati dalla passione per la musica del cinema tricolore, il musicista e produttore americano e il compositore padovano hanno lavorato per 5 anni: clonando, in omaggio a Rome, le tecniche d’incisione degli Anni ‘60 e ‘70, in presa diretta, su nastro, senza virus elettronici. Mettendo le mani su apparecchi a valvole, tastiere moog, microfoni d’altri tempi e proprio quel basso lì, preso in prestito da Fabio Pignatelli dei Goblin. Affidandosi a quei musicisti che hanno fatto la fortuna del “sound” di Cinecittà: il chitarrista “surf” Luciano Ciccaglioni, il bassista Dario Rosciglione, il batterista Gegé Munari, il percussionista Roberto Podio e il tastierista Antonello Vannucchi, già nei Marc 4. Puntando, poi, su Gilda Buttà: virtuosa della celesta che ha un timbro simile a quello del carillon; sui Cantori Moderni di Alessandro Alessandroni, mattatori nelle colonne sonore di Per un pugno di dollari, Per qualche dollaro in più e Il buono, il brutto, il cattivo griffate Ennio Morricone; su Edda Dell’Orso, soprano legata a doppio filo a C’era una volta il West e a Metti una sera a cena, che dà sublime voce al Theme Of “Rome” d’apertura: rintocco di percussioni, chitarra acustica, atmosfera da spaghetti western.

Da qui, inframezzata da 3 “interludi”, si snoda tutto il fascino cinematico/orchestrale dell’album, moderno e insieme “vintage”: sottoforma d’agrodolce ballata (The Rose With The Broken Neck, affidata al cantante e chitarrista Jack White che ritorna nell’ispido cantato/recitato di Two Against One e nell’epica, conclusiva The World); nella maestosità di Roman Blue, con la Dell’Orso nuovamente in prima fila; nella lounge music “poliziottesca” di The Gambling Priest; nell’ambientazione Anni ‘60 (stile The House Of The Rising Sun degli Animals) di The Matador Has Fallen; negli orientalismi di Her Hollow Ways, che ricordano il Ryuichi Sakamoto di Forbidden Colours. La vellutata voce di Norah Jones, altra partecipazione straordinaria, dà infine spessore alla dolcezza di Season’s Trees, al nobil pop di Black e al ritmo sincopato di Problem Queen memorizzando la lezione di Portishead, Air e Goldfrapp che più d’una volta hanno saputo attualizzare la lezione del maestro Morricone. In ogni caso, sempre e comunque: welcome to Rome.

www.parlophone.co.uk

http://romealbum.com

 

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