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Rumer - Seasons Of My Soul (Atlantic)

di Stefano Bianchi

Umore: EASY MA NON TROPPO

Ho incontrato alla radio Slow, melodia dall’elegantissimo “refrain”. Ero indeciso se a cantarla fosse Dusty Springfield o k.d. lang. Né l’una né l’altra, ma Rumer. Mai sentita prima. Allora mi sono informato e ho scoperto che la canzone malandrina fa parte del suo disco di debutto Seasons Of My Soul. Sarah Joyce in arte Rumer (come Rumer Godden, l’autrice del romanzo Black Narcissus), nata nel Pakistan da genitori inglesi, un po’ di concerti  londinesi con la folk band La Honda e solitarie esibizioni nei pubs, propone anzitutto quel genere di easy listening che quando l’ascolti pensi subito a Dusty Springfield e a Dionne Warwick, le grandi favorite di Burt Bacharach. Ma lo fa immalinconendosi un po’. Oppure, quand’è in vena di leggerezze più pop, sintonizzandosi su Carole King e Karen Carpenter. A proposito di Burt Bacharach: il guru dell’orecchiabilità l’ha invitata in California, le ha fatto intonare Some Lovers dal suo musical The Gift Of The Magic e lei ha pensato bene d’inserirla nell'EP Rumer Sings Bacharach At Christmas. Ma se la ragazza ha venduto in Inghilterra più di mezzo milione di copie di Seasons Of My Soul, il merito va al compositore Steve Brown che dopo averla apprezzata in una di quelle serate a microfono aperto, ha firmato insieme a lei 3 brani (Am I Forgiven, Aretha, Thankful) dopodichè le ha prodotto il disco.

«Amo le canzoni “cinematografiche”», spiega Rumer. «Ossia quei pezzi che riescono a evocare in chi li ascolta storie e immagini. Cerco sempre di trovare melodie cadenzate e romantiche. Essenzialmente, avrei voluto comporre la musica che accompagna Hedy Lamarr, l’indimenticabile diva hollywoodiana, giù per quella scala a chiocciola. Ma prima o poi ci riuscirò». Nel frattempo, basta e avanza la beltà del suo repertorio che inanella un nobile pop speziato di rhythm & blues (Am I Forgiven), 2 avvolgenti e jazzati “guancia a guancia” (Come To Me High e Blackbird), una vivace Saving Grace pizzicata dall’armonica a bocca e la nostalgica On My Way arricchita dagli archi e dal suono della chitarra Dobro. Con quella voce così rotonda e sensuale, Rumer passa con scioltezza da Take Me As I Am (pietruzze folk, un pizzico di soul music), alle introspezioni per pianoforte e violino di Healer; dalle ombreggiature soul e blues di Aretha, all’intima complicità di una ballata come Thankful; dal melodico giro lounge di Slow, alle sfaccettature country di Goodbye Girl, pescata dal repertorio Anni '70 del cantautore americano David Gates. E in questa che è la “international edition” del disco, non potevano mancare 2 “bonus tracks”: le rivisitazioni della classica Alfie di Bacharach & David e di It Might Be You, tema conduttore del film Tootsie. Più di così… Rumer.

http://atlanticrecords.com

www.rumer.co.uk
 


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