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Joan As Police Woman - The Deep Field (Pias)

di Stefano Bianchi

Umore: SOUL
 
Joan Wasser, in arte Joan As Police Woman, cantante e polistrumentista americana, ha suonato con Rufus Wainwright, Antony Hegarty, Lou Reed e Nick Cave. Lo ammetto: essendomi sfuggiti i suoi 3 album precedenti (Real Life, To Survive e Cover) non sapevo che musica masticasse. Ingenuamente, dopo averla osservata così ascetica e visionaria sulla copertina di The Deep Field e memorizzata partner dei succitati grossi calibri del rock plumbeo, ero convinto fosse altrettanto scura e poco orecchiabile. Al contrario, la Poliziotta è piena zeppa di soul. Tant’è vero che identifica The Deep Field come il suo disco «più estroverso e gioioso, scritto con l’intenzione di raccontare l’umanità in modo positivo, alla maniera di Stevie Wonder. Ci sono già abbastanza “bassi” nella vita di ognuno di noi, che non ci tengo proprio a crogiolarmi nella negatività anziché spassarmela». Meglio darsi, come fa lei, alla black music: da vocalist bianca che spesso e volentieri dà la paga alle cantanti nere sempre più bionde, stilose, patinate.

Mi spiego ancora meglio: la Poliziotta sfodera con voce screpolata un canzoniere che è figlio di Marvin Gaye, Stevie Wonder, Al Green e Smokey Robinson. Ma lo fa con una raffinatezza e una flessuosità da Joni Mitchell, Carole King, Laura Nyro. Ascolto dopo ascolto, The Deep Field svela nuove idee, suoni, diversità. Quando il passo è spinto, ecco Nervous: ritmo urbano/tribale, unghiate funk, insospettabili aperture melodiche, la stessa emotività di Prince e Sly Stone; oppure The Action Man: rhythm & blues prezioso, con un organo Wurlitzer da favola e un sax tenore da pelle d’oca. Quando invece è la soul music a dettar legge, ecco la gioiosità di The Magic da mandar giù a memoria per sentirsi in armonia col mondo intero; la sostanza magmatica di Run For Love; la raffinatezza felpata di Human Condition, in bilico fra Marvin Gaye e il David Bowie “soulman” di Station To Station; l’eleganza dal sapore “vintage” di Kiss The Specifics, I Was Everyone e Chemmie, col suo finale in crescendo che derapa nel rock prestando orecchio a Lenny Kravitz. Quando tutto rallenta, infine, ecco il mantra psichedelico di Flash, ideale “fil rouge” fra i Radiohead e Jeff Buckley; e l’intimista, sussurrata Forever And A Year: canzone d’una bellezza che commuove.
 
 

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