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Treefight For Sunlight Cd
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Treefight For Sunlight - Treefight For Sunlight (Bella Union)

di Stefano Bianchi

Umore: SOLARE

Le sorprese più inaspettate (e quindi più gradite) arrivano quasi sempre dal sottobosco e dalla scena “indie”. Benvenuti, allora, a Mathias Sørensen, Morten Winther Nielsen, Christian Rohde Lindinger e Niels Kirk: che se le suonano rispettivamente con batteria, chitarra, basso e pianoforte, se le cantano tutti insieme che è una meraviglia, sognano la West Coast, arrivano da Copenhagen, si conoscono dall’infanzia e perciò non sbagliano una virgola: né con la musica, e tantomeno con le voci. Quando il loro disco è uscito in Danimarca, si intitolava A Collection Of Vibrations For Your Skull (Una raccolta di vibrazioni per il vostro teschio). Adesso che è stato pubblicato dappertutto, via quel titolo, si chiama Treefight For Sunlight come loro, che immaginano un albero che combatte per conquistarsi la luce del sole. E per riuscirci, si mette ad ascoltare in sottofondo il miglior “sunny sound” possibile.

Che il buongiorno si veda fin dal mattino lo dimostra la prima canzone, A Dream Before Sleep, col suo “incipit” che è un affettuoso omaggio alle architetture vocali dei Beach Boys e lo svolgimento, furbo e spiazzante, che riscopre i Genesis di Foxtrot e Nursery Cryme. È progressive rock, dunque: ben congegnato anche nelle maestose orchestrazioni di Time Stretcher e, con qualche abile tocco di psichedelìa, fra le evanescenti voci che costellano Tambourhinoceros Jam. I Supertramp di Breakfast In America, invece, occhieggiano fra le toccate e fughe pianistiche di Rain Air e nella soul music in controluce di The Universe Is A Woman, mentre rimandi ai 10 c.c. e un’innocente freschezza da pop Anni ‘60 scandiscono Riddles In Rhymes. Quel che apprezzo dei Treefight For Sunlight, è la capacità di passare con noncuranza dal disimpegno all’impegno: dall’aria vacanziera e un po’ caramellosa di Facing The Sun, agli arditi intrecci vocali che in You And The New World inseguono il suono ripetitivo eppur ballerino del pianoforte; dalla vena cabarettistica in stile Sparks di What Became Of You And I?, all’orecchiabilissimo pop che contraddistingue They Never Did Know, con la chitarra acustica in primo piano e un po’ di sale (disturbi, piccole interferenze) sulla coda. C’è dell’Hippy, in Danimarca.

www.bellaunion.com

www.treefightforsunlight.com





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