Coolmag - music

The Complete Legendary Sessions Cd
Chet Baker
Bill Evans
home - music




Chet Baker & Bill Evans - The Complete Legendary Sessions (American Jazz Classics)

di Cosimo Calogiuri

Umore: ECCEZIONALE

Ho visto gente commuoversi per una canzone dei Pooh o di Renato Zero. Pur non condividendone le lacrime, le ho rispettate. Sono piombato in casa di amici a orari impossibili per coinvolgerli nell'ascolto di un nuovo incredibile artista, ricevendo in cambio alzate di sopracciglia, sguardi ironici, commenti sarcastici. La musica è fatta così: è una questione soggettiva. E se è vero che i proverbi sono fonte di saggezza, "non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace" potrà sembrare banale ma coglie in pieno nel segno. Questa è la regola, ma ci sono le eccezioni. E The Complete Legendary Sessions di Chet Baker e Bill Evans rappresenta l’eccezione davanti alla quale crolla la soggettività, per il semplice motivo che ci troviamo al cospetto della Tromba e del Pianoforte del Jazz. Sottolineato: con le maiuscole.

Chet Baker non avrà cambiato il senso della musica 3 o 4 volte come Miles Davis: ma mi sembra di vederlo, il vecchio Miles, mentre ascolta il suono del suo rivale e commenta "questo fottuto d’un bianco suona come un Dio!". Per quanto riguarda Bill Evans, invece, non mi permetto di fare accostamenti: nè Herbie Hancock, e tantomeno Keith Jarrett, hanno mai raggiunto i vertici “evansiani”. I brani di questo disco sono stati registrati a New York: la prima session”, fra dicembre 1957 e gennaio '58; la seconda, nel luglio di quello stesso anno. I 2 s'intendono a meraviglia, hanno il medesimo approccio al suono, la stessa dolce malinconia d'esecuzione, il mal di vivere che li attanaglia (“curato” da abbondanti dosi d’eroina). Con loro suonano musicisti di prim'ordine: Herbie Mann al flauto, Adam Pepper al sax baritono, Kenny Burrell alla chitarra, Zoot Sims al sax tenore. Le composizioni hanno firme prestigiose: lo stesso Baker, Cole Porter, Rodgers & Hart, Lerner & Loewe… Non un semplice disco, in buona sostanza, ma un monumento che consiglio ai novelli jazzofili. Per quelli scafati, invece, vale la frase che Johnny Depp pronunciò nel film Donnie Brasco: «Ma che te lo dico a fare!».

http://www.freshsoundrecords.com/american_jazz_classics-rl-196.html

stampa

coolmag