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Kill City Cd
Iggy Pop & James Williamson
Iggy 1975
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CoolRewind - I migliori dischi della storia del Rock: Iggy Pop & James Williamson - Kill City (1977, Alive/Bomp!)

di Stefano Bianchi

Umore: RETROATTIVO
 
Los Angeles, 1975. James Newell Osterberg è uno zombie che cerca di dimenticare lo sfascio della sua band, gli Stooges, e rifarsi uno straccio d’identità. Raw Power, l’album del rilancio sponsorizzato da David Bowie, è ormai acqua passata. L’Iguana perde i pezzi, si buca e tracanna vodka: per alleviare, confida a chi ancora osa stargli vicino, certi brutti dolori alla schiena messa sotto stress nei suoi masochistici concerti. In realtà, Iggy Pop si sta uccidendo. Ma in corner decide di cambiar vita facendosi disintossicare in una clinica psichiatrica. Fra i pochi a fargli visita, oltre a Bowie, c’è il chitarrista James Williamson che aveva suonato in Raw Power. James ha una band, e gli propone di comporre qualcosa insieme. L’Iguana, allora, si mette a fare la spola fra la clinica e un garage adibito a sala d’incisione. Vivaddio, non riesce a star lontano dal rock e il rock lo ricompensa con pezzi nuovi di zecca (Kill City, Consolation Prizes, Lucky Monkeys, Beyond The Law, Sell Your Love... ) più Johanna e I Got Nothin’ che gli Stooges avevano già sperimentato sul palco. Pronto il nastro, Williamson lo propone ai discografici ma nessuno si azzarda a lavorare con un artista che definire bollito sarebbe un eufemismo. Le canzoni, finite in un cassetto, rivedono la luce nel ’77 dopo che Iggy si è “ripulito” a Berlino rilanciandosi, complice Bowie, con The Idiot e Lust For Life. James Williamson riesce a far pubblicare Kill City, ma è “flop” totale: i suoni sono impastati e la partita che l’ellepì pretenderebbe di giocarsi col nuovo repertorio di Iggy è persa in partenza.

34 anni dopo, rimasterizzato come si deve, Kill City mostra finalmente tutto ciò che di buono aveva seminato: un rock efficace, spesso a immagine e somiglianza dei Rolling Stones, ideale anello di congiunzione fra la violenza sonica degli Stooges e l’elettronica berlinese. Con questo repertorio che dà perfino spazio al sax, all’armonica a bocca e a 2 brani strumentali (Night Theme e Master Charge), Iggy Pop cerca (e si conquista) una rinascita pulita” puntando su giri chitarristici (nel pezzo che intitola il disco) che sarebbero andati a genio ai Van Halen; mostrandosi il più “stoniano” possibile nel passo spinto stile Brown Sugar di Beyond The Law, nella melodia alla Angie di No Sense Of Crime, nel voler somigliare a Mick Jagger in una Lucky Monkeys che sembra uscita da Exile On Main Street. In parecchi passaggi, l’Iguana si addolcisce come un agnellino: ascoltare per credere Sell Your Love, ballata dai riverberi soul incorniciata da un sassofonojazzy”; la corposa Johanna, di nuovo sax e un pianoforte in primo piano; le implosioni e le esplosioni di I Got Nothin’, coi suoi cori alla Knockin’ On Heaven’s Door di Bob Dylan e qualche scheggia di glam rock. Annota Iggy nel libretto del Cd: «Riascoltandolo, apprezzo ciò che questo disco vuole esprimere: validi concetti e musica ben concepita. Kill City non appartiene a nessun genere in particolare, è in assoluto fra i primi album indipendenti e molti musicisti ne hanno tratto ispirazione. Spero vi piaccia». A me è piaciuto. Ve lo consiglio.
 
 
www.iggypop.com

           


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