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The Sand Band - All Through The Night (Deltasonic/Spin-Go!)

di Stefano Bianchi

Umore: SABBIOSO

È sempre cosa buona e giusta “battezzare” nuove bands. Sia benvenuta, allora, The Sand Band: la Band della Sabbia che arriva da Liverpool e comprende David McDonnell (chitarra e voce), Scott Marmion e Max Goldberg (chitarre), Ben Curtis (organo) e Jay Sharrock (batteria). Tutto ha inizio fuori da un negozio di strumenti musicali. McDonnell e Marmion stanno scaricando pianoforti da un furgone. Si scambiano qualche parola, e poi si stringono la mano ripromettendosi di rivedersi con più calma. Sognano, entrambi, di formare una band. Ne parlano più volte, e dopo aver contattato Goldberg, Curtis e Sharrock, scoprono di condividere anche con loro la passione per Nick Cave, Elliot Smith, Verve, Spiritualized, Oasis, Neil Young, Beatles e Sparklehorse. Incidono qualche pezzo, lo aggiustano, ne aggiungono altri e il disco di debutto, All Through The Night, è cosa fatta. Con la sabbia, il quintetto dimostra di saperci fare: si dà un nome, ci costruisce sopra la band come fanno i bambini coi castelli sulla spiaggia e infine, quei granelli di sabbia, li rassoda con l’acqua della creatività per far sì che il vento non li disperda lontano.

Sotto la sabbia, a volte capita che ci sia qualche sogno da scoprire. E i sogni, in questo caso, si trasformano in musica rimeggiando con All Through The Night che è pieno di melodie sabbiose, poco inglesi e molto americane. La pedal steel guitar, nei giri armonici di Set Me Free, dialoga con l’alternative country. E il resto lo fa il canto di McDonnell, scoprendosi addosso la voglia di Neil Young. To Be Where You Are, dinoccolata "ballad", si perde nell’orizzonte di un’assolata prateria mentre Song That Sorrow Sings e Someday In The Sky si abbandonano alla dolcezza delle chitarre acustiche. Nel country che amoreggia col tex-mex, vezzo che fa di The Secret Chord un’autentica perla, c’è invece quel non so che di Calexico che la Sand Band avrà certamente ascoltato, nelle brume di Liverpool. E avrà ugualmente metabolizzato Daniel Lanois, a giudicare dai riverberi sonori e dai passi sospesi di Open Your Wings/Interlude. E se Neil Young, di nuovo, riaffiora in The Gift & The Curse declinando folk e gospel, Simon & Garfunkel e Leonard Cohen si spalleggiano nell’atmosferawestern” di Burn This House/Hourglass. Il brano che dà il titolo al disco, viceversa, non prevede la voce ma un visionario/psichedelico flusso melodico che ricorda la colonna sonora di Twin Peaks, elaborata da Angelo Badalamenti. Ma la voce (prima cantata, poi recitata) riaffiora nel pezzo di chiusura, il più lungo del disco, intitolato If This Is Where It Ends/Outro. Il folk, via via, evapora cedendo il passo all’ambient music. È l’ora del crepuscolo, a pochi rintocchi dai sogni. The Sand Band, per uno strano scherzo del destino, sono inglesi. Ma diranno addio a Liverpool, prima o poi.

www.deltasonicrecords.com  

www.myspace.com/thesandband

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