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Brian Eno with Jon Hopkins & Leo Abrahams - Small Craft On A Milk Sea (Warp Records)

di Stefano Bianchi

Umore: AMBIENT-NON-AMBIENT
 
Ormai potrebbe permettersi di tutto. Far suonare i muri più coriacei, gorgogliare sinfonicamente le acque, rockeggiare gli spazi siderali… Insieme al chitarrista Leo Abrahams e al pianista Jon Hopkins, Brian Eno si è invece concesso il lusso d’incidere Small Craft On A Milk Sea che è il risultato, spiega, «di un’occasionale collaborazione. Il loro modo d’intendere la musica, legato come il mio alle potenzialità e alla libertà espressiva dell’elettronica, non ha prodotto “composizioni” in senso classico ma improvvisazioni, paesaggi sonori, sensazioni di un luogo, suggestioni di qualcosa che è accaduto». In buona sostanza: ambient music. Che noia che barba che noia, mi son detto approcciando con scetticismo il nuovo repertorio del “non musician” che fece la genialità dei primi Roxy Music. Eno è bollito? In effetti, gli impulsi elettronici e le onde sonore di Calcium Needles, le cocciute implosioni di Lesser Heaven e l’evanescente Late Anthropocene sono il festival del già sentito.

Poi, però, lo stratega elettronico mi ha dimostrato che c’è spazio per altre musiche ambientali: categoricamente ripetitive ma molto orecchiabili (Emerald And Lime), celestiali (Slow Ice, Old Moon), a un’incollatura dalla new age (Written, Forgotten), soffuse, dolci e pianistiche (Emerald And Stone). E mi ha fatto soprattutto scoprire, giusto a metà di questa traversata su un mare di latte, che nel nuovo millennio è ancora possibile sperimentare. D’improvviso, infatti, tutto cambia, si rabbuia, aggredisce: Flint March, con le sue atmosfere da rave party, sfoggia ritmi elettronico/tribali; Horse, febbricitante drum & bass, fa imbizzarrire a più non posso la chitarra elettrica; 2 Forms Of Anger, funk ipergalattico, si trasforma in un rock assassino; Bone Jump, felpata come il miglior trip-hop, è un geniale fermo immagine di Kraftwerk e Art Of Noise; Dust Shuffle, che ribadisce l’idioma funk, è 50% Talking Heads (multietnici) di Remain In Light e 50% King Crimson (quasi metallari) di Thrak; Paleosonic, che mi piace definire bolero avanguardista, punta tutto sulla distorsione. Insomma: se mi va di ascoltare l’Eno che amo di più, punto senza indugi sugli Anni ’70 di Here Come The Warm Jets e Before And After Science. Se voglio tastare il polso della neo-elettronica, credo proprio che la realtà giusta (ambient o non ambient, chissenefrega) sia Small Craft On A Milk Sea.

http://warp.net/

http://music.hyperreal.org/artists/brian_eno/

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