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Bruce Springsteen & The E Street Band - London Calling Live In Hyde Park (Sony Music)

di Stefano Boschetto

Umore: DA COMBATTIMENTO

Le strade professionali di Bruce Springsteen e di Joe Strummer non si sono mai di fatto incrociate, ma l’ammirazione e il rispetto reciproci non sono mai mancati. Quando lo scorso anno si è trattato di garantire la presenza di Bruce a Glastonbury, l’organizzatore del festival Emily Eavis ha predisposto un documento di 8 pagine citando un commento da parte di Strummer che racchiude il sincero e un po’ “naïf” modo d’essere del leggendariofrontman” dei Clash: “…Bruce è grande, e chi non fosse d’accordo è un pretestuoso marziano venuto da Venere…”. La risposta del Boss non si è fatta attendere, e dopo l’apertura al set di Glastonbury del 27 giugno con Coma Girl (dall’ultimo disco di Joe coi Mescaleros) e la successiva dedica di Badlands, ecco che le prime “zoomate” di Live In Hyde Park si concentrano sul piccolo grande uomo del New Jersey che sale sul palco armato della vecchia Fender Esquire pronto a scaldare la folla oceanica con una London Calling devastante. Le riprese in alta definizione del Dvd, ci rendono decisamente parte dell’evento e indugiano ad arte sui musicisti di quel gruppo di amici del Jersey Shore che nonostante gli anni passati e le dolorose perdite (Danny Federici) regge alla grande sequenze mozzafiato di brani come Badlands, Night, She’s The One e il successivo terzetto formato da Seeds, Johnny 99 e Youngstown (in versione a dir poco torrida). Qui, nel cuore della cosmopolita Londra a pochi metri dalle eleganti dimore di Park Lane, i “decibels” guarda caso non sono un problema: Il suono è teso e potente e il pubblico partecipa al rito collettivo intonando Out In The Street, Bobby Jean e No Surrender (dove Springsteen ospita Brian Follon, cantante dei promettenti Gaslight Anthem) e sogna di correre lungo polverose “blue highways” verso “la terra promessa”.

Il tradizionale siparietto delle richieste da parte dei fans viene interamente proposto dalla regia, che inquadra un Bruce raggiante tra la folla alla ricerca dei cartelli più originali che riportano le canzoni prescelte. È in questa fase che la scaletta del concerto viene rimescolata, e dal cilindro magico escono “covers” (ben 70 ne sono state proposte nel corso del tour) come Trapped di Jimmy Cliff, Good Lovin’ dei Young Rascals, la potente Hard Times (gospel scritto da Stephen Foster nel 1854) e la finale Raise Your Hand (presente solo come colonna sonora nei “credits”) che scaldano i figli d’Albione trasformando un mega raduno in un “roadhouse bar” lungo la New Jersey Turnpike. Rosalita, con gli ammiccamenti di Bruce e Little Steven, è il party nella Lower East Side che tutti attendono; e quando la notte inizia a calare su Londra, lo “zoom” di Thom Zimmy è tutto sulle mani di Roy Bittan che introducono Jungleland, notturno e romantico inno alle “gangs” di Gotham City col sax di Clarence Clemons che sferza il livido cielo sopra Hyde Park in un drammatico connubio fra Harlem e Brixton, Camden Town e il Bronx. Il concerto si chiude dopo circa 3 ore con l'immancabile Dancing In The Dark e la presentazione della E Street Band, sublime macchina di rock’n'roll senza la quale (probabilmente) Bruce non sarebbe mai diventato The Boss. Infine, le “bonus tracks”: The River (proposta la sera prima a Glastonbury) e l'inedita Wrecking Ball, folk‘n’soul da combattimento registrata dal vivo al Giants Stadium di Rutherford nel corso della seconda parte della tournée americana ed ennesima risposta sul campo di un rocker e di una band che hanno scritto la storia del rock.

www.sonymusic.it

www.brucespringsteen.net

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