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Homeland CD
Laurie Anderson portrait
O Superman
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Laurie Anderson - Homeland (Nonesuch Records)

di Stefano Bianchi

Umore: PAROLIBERO

10 anni dopo Life On A String, torna a duellare con le parole: cantate, recitate, vivisezionate al punto da evaporare dalla sua voce. Spremendo la nuda parola (il suo slogan è da sempre «language is a virus»: incontro/scontro di concetti e pensieri) e sublimando il cyber-suono, Laurie Anderson continua a mettere d’accordo i “sommeliers” dell’avanguardia e i voraci masticatori del pop. Colta e ironica, seriosa e deviante, la sua arte compositiva decolla nel 1981 con il colpo a effetto di O Superman che soddisfa, appunto, avanguardisti e poppettari. Dopodichè infila uno dipo l’altro i suoi prodigi elettronici: da Big Science (’82) a Bright Red (’94), passando per Mr. Heartbreak (’84), Home Of The Brave (’86) e Strange Angels (’89). Nonostante lo zero discografico, in questi 10 anni Laurie non ha battuto la fiacca: ha preferito, semplicemente, giostrare la multimedialità sui palcoscenici anzichè in sala d’incisione. Il che ha prodotto gli spettacoli The End Of The Moon e Delusion, nonchè i 20 minuti di Music For Dogs presentati al Vivid Live Festival di Sydney col coinvolgimento della sua cagnolina Lolabelle. In ogni show, ha fatto capolino il compagno di vita Lou Reed che nel 2007 non ha mancato d’affiancarla nel labirintico intreccio di letture, canzoni e videoproiezioni intitolato Homeland.

Questo pugno in faccia all’America, diretta conseguenza di quello United States I-IV che nell’84 satireggiò tutto quel che odorava di stelle e strisce, si è trasformato in un disco bello tosto, paradossale e affascinante le cui tematiche, tiene a precisare l’artista, sono «politica estera, tortura, collasso economico, erosione della libertà personale, malasanità, religione, cinismo». La sua voce, manco a dirlo, la fa da padrona eruttando parole che cavalcano una world music solenne (Transitory Life); la bellezza cameristico/percussiva di My Right Eye; il crescendo sinfonico/elettronico di Thinking Of You; l’”appealmediorientale di Strange Perfumes, con l’efebico controcanto di Antony Hegarty; il coriaceo minimalismo di Falling; le pulsioni funk di Only An Expert, con la chitarra imbizzarrita di Lou Reed che fa il verso al miglior Robert Fripp; le urticanti sperimentazioni di The Beginning Of Memory; l’ipnosi rumorista di Bodies In Motion, col sassofono in free jazz di John Zorn; i sottintesi folk di The Lake e così via, con una menzione speciale per l’ambient music di Another Day In America, dove compare l'alter ego di Laurie (Fenway Bergamot, baffuto e “chapliniano”: lo vedete sulla copertina del disco) con tanto di vocemascolinizzata” dal computer. Alla fine, tutto torna al punto di partenza: cioè alla nuda parola, al suono della parola, alla sua voce.

www.nonesuch.com

www.laurieanderson.com

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