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Paul Weller - Wake Up The Nation (Island)

di Cosimo Calogiuri

Umore: SADICO

Quando nel 1977 i Jam incisero il loro primo disco, Paul Weller aveva 19 anni mentre io ne avevo compiuti 16 da pochi giorni. Bene: al terzo pezzo di In The City presi la decisione di farla finita col Progressive. E mi tagliai definitivamente i capelli. Ora che ho appena compiuto i 48, quando ripenso alla mia vita, amori, lavoro, matrimonio, paternità e alle Coppe dei Campioni vinte dal Milan, mi viene automatico pensare quale album abbia inciso Weller in quel determinato anno. Capirete, quindi, che l'uscita di Wake Up The Nation non è un evento ma L'EVENTO: che come al solito ho raggiunto in fibrillazione da 6 mesi prima, o giù di lì. Paul è artista dai cambiamenti drastici: ricordo lo scioglimento improvviso dei Jam nell’80, la svolta soul/jazz griffata Style Council, dischi solisti come Wild Wood (’93) e Stanley Road (’95) che padroneggiavano un sound piùbianco”, il cantautorale Heliocentric del 2000 e 22 Dreams del 2008 che pizzicava una miriade di riferimenti musicali: dagli Who ai Beatles, dalla Motown fino a Ennio Morricone. Ma con Wake Up The Nation, il Modfather è riuscito a spiazzarmi. L’ho ascoltato e riascoltato decine di volte faticando a trovare il bandolo della matassa perchè, probabilmente, Weller per la prima volta non ha composto in solitudine le canzoni ma le ha firmate dalla prima all’ultima con Simon Dine, produttore del disco nonchè responsabile della miriade di suoni, effetti, distorsioni, voci filtrate e dissonanze che si ripetono dalla prima all’ultima nota.

Sacrilegio! Paul, l’uomo dalla canzone perfetta, che osa fondere il suo stile con quello di Simon! Quindi: freno a mano tirato, pezzi lampo (poco più di 2 minuti, altri anche meno), suono freddo e ragionieristico. Non ho mollato, però. Barcollato sì, ma non mollato. Siccome Weller ha sempre avuto ragione, dovevo solo capire cosa diamine gli è passato per la testa. E mi sono sottoposto a un’altra overdose di ascolti a massimo volume. Ho cominciato, allora, a considerarlo per quello che è: un disco in coabitazione. Il fatto, poi, che le canzoni siano brevissime (pensi di familiarizzare con un brano ed è già finito in modo brusco; ne inizia un altro, e un altro ancora, e ti ritrovi con un sacco di porte sbattute in faccia), mi fa credere che ci sia un filo conduttore volutamente scorretto, sporco, dissonante e anche un po’ sadico a base di pezzi che somigliano a “demo” e tutto il disco a una copia masterizzata male. Ma così è, prendere o lasciare. Paul Weller, in sostanza, ha confezionato un disco carico di energia, potente e godibilissimo: tanto in auto nel caos del traffico, quanto a casa (dopo aver prudentemente avvisato i vicini che per i prossimi 35 minuti gli farete saltare i nervi). Matematico: Wake Up The Nation non vi lascerà indifferenti. Forse non lo sopporterete, ripensando ai precedenti lavori del Cappuccino Kid, ma merita attenzione per il semplice motivo che è il disco che Paul voleva fare a tutti i costi: veloce, carico, sfondatimpani, con quelle melodie che appaiono e poi scompaiono nel giro di pochi secondi. Un disco che non vi lascia il tempo di pensare perchè vi piomba addosso come un Tir in contromano. It’s only Rock’n’Roll. E Paul, di sicuro, non molla mai.

www.islandrecords.co.uk

www.paulweller.com

                                                             

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