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Gotan Project - Tango 3.0 (¡Ya Basta!/Self)

di Stefano Bianchi

Umore: TANGUERO

Carlos Gardel, inventore della "tango canción", avrebbe applaudito il nuovo gioiello dell’argentino Eduardo Makaroff (chitarra e strumenti a corda), del francese Philippe Cohen Solal (tastiere) e dello svizzero Christoph H. Müller (campionamenti elettronici). Dopo il “boom” di La Revancha del Tango (2001) e il bis da 10 con lode acchiappato nel 2006 con Lunático, i Gotan Project arricchiscono il loro rivoluzionario stile di frontiera con Tango 3.0. Il disc jockey e produttore inglese Gilles Peterson definisce così questa multinazionale del "baile" domiciliata a Parigi: «Quando si parla di una nuova World Music che riesca a mixare la DJ Culture con l’Underground, è chiaro che i Gotan Project sono stati i primi a fondere il folklore con l’elettronica. Senza sacrificare un grammo della loro classe». Nel ’99, per poter cominciare la carriera al meglio, il trio rende omaggio a Tango Project, ellepì uscito nell’82 che raccoglieva una pattuglia di musicisti americani impegnati a rielaborare storici tanghi come Por Una Cabeza di Carlos Gardel e Alfredo Le Pera. Makaroff, Cohen Solal & Müller si tengono ben stretto il vocabolo Project, ribaltano Tango in Gotan sfruttando lo “slangspagnolo del lunfardo (utilizzato dai prigionieri nelle carceri di Buenos Aires e Montevideo per non farsi comprendere dalle guardie) e il gioco è fatto. Dopo aver rivisitato Last Tango In Paris del sassofonista jazz Gato Barbieri e averla inserita nella compilation Hotel Costes del dj Stéphane Pompougnac, nel 2000 i Gotan Project prendono a modello il ballo dei sobborghi per comporre Vuelvo Al Sur/El Capitalismo Foraneo, ipnotico pezzo che affianca il suono urticante del bandoneón (stile Astor Piazzolla) a grumi orchestrali e campionamenti elettronici.

La forza "tanguera", che s’innamora della drum machine, sprigiona brividi di piacere. Sono le stesse, insinuanti emozioni che troviamo in questo disco dove il suono rallenta per farsi uggioso tra fiati e il bandoneón suonato da Melingo (Tango Square); si riempie di voluttà con archi, pianoforte, sax e un coro di bambini (Rayuela); si fa insinuante disegnando la bellezza di Peligro. Ma il tango, in 3.0, è una magia che in Desilusion si sposa col ritmo ska affidandosi alla voce di Cristina Villalonga e che in La Gloria sceglie il metronomo dell’electrodance puntando su Victor Hugo Morales, leggendario commentatore sportivo d’Argentina che trasforma il classico urlogooooool!” in “goooooo-tan!”. Poi, idealmente, Buenos Aires incontra New Orleans e Nashville. Ecco, allora, il blues e lo swing di De Hombre A Hombre, il tango e il blues e il jazz di Panamericana, l’audace azzardo di un country argentino che scandisce El Mensajero. Varrà la pena riassaporarli dal vivo, questi incroci fatali di tradizione e ultramodernismo: il 25 maggio all’Atlantico Live di Roma, il 26 al Saschall di Firenze, il 27 all’Alcatraz di Milano.

www.gotanproject.com

Foto: © Prisca Lobjoy

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