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Plastic Beach CD
Gorillaz
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Gorillaz - Plastic Beach (EMI)

di Stefano Bianchi

Umore: CARTOONESCO

Riecco la cartoon/band. Entrata nel Guinness dei Primati come la formazione virtuale più famosa al mondo. Ricapitoliamo. Nel 1998, annoiato dai Blur, Damon Albarn s’inventa i Gorillaz. Canta, soprannominandosi 2D, e si fa accompagnare dal bassista Murdoc Niccals, dalla chitarrista Noodle e dal batterista Russel Hobbs. Nel 2001 incidono Gorillaz, calano l’asso della geniale electro-filastrocca Clint Eastwood e poi scompaiono. Anzi: non sono mai apparsi, sostituiti da 4 teppisti a cartoni animati disegnati da Jamie Hewlett, il fumettista di Tank Girl. L’invisibilità al potere. Né carne, né ossa. Visibilità, invece, a colpi di videoclips e partecipazioni virtuali: come quando nel 2006 aprono i Brit Awards con un coro d’un centinaio di bambini, poi duettano ai Grammy Awards con l’ologramma di Madonna. Nel frattempo (2005) è uscito Demon Days, che sommato a Gorillaz fa la bellezza di 12.000.000 di dischi venduti. Alla faccia di chi, la faccia, non ce la mette. Né si sogna di farlo con la nuova gorillesca avventura, Plastic Beach, che si dice sia ambientata nel sud del Pacifico, su un’isola fatta di spazzatura. Qui, fumettisticamente parlando, un Murdoc più dispotico che mai tiene prigioniero 2D e si fa proteggere da una Noodlecyborg” (ricavata, cioè, dal Dna della chitarrista giapponese). Russel, intanto, si è dato alla macchia. La musica, invece, suona che è una meraviglia dipingendo allegoricamente il fallimento dell’umanità. Dopo aver srotolato un’Orchestral Intro da fare invidia alle colonne sonore di Alfred Hitchcock, Plastic Beach si muove lungo le classiche coordinate dei Gorillaz, hip-hop ed electro, che vengono di volta in volta inondate da un imprevedibilemelting-pot sonoro”.

In 11 pezzi su 16, la voce di Damon Albarn viene affiancata (e spesso scavalcata) dalle performances di ospiti deluxe. Welcome To The World Of The Plastic Beach, ad esempio, lancia il rapper Snoop Dogg sulle tracce di dub e soul, mentre Lou Reed s’incolla all’elettronica funkeggiante di Some Kind Of Nature e la coppia Mick Jones/Paul Simonon, per la prima volta insieme dai tempi dei Clash, asseconda la psichedelìa di Plastic Beach. E se la talentuosa Little Dragon metabolizza la polpa lounge di Empire Ants e To Binge, il chiacchiericciobeatnik” di Mark E Smith dà un senso alla techno di Glitter Freeze. Kano & Bashy, in White Flag, ondeggiano su una melodia da danza del ventre che si trasforma in un feroce hip-hop, che ritroviamo a muso duro con la discomusic (Stylo, con Bobby Womack e Mos Def) e “cartoonesco” in Superfast Jellyfish (Gruff Rhys e De La Soul). Bobby Womack, vecchia volpe del soul e del rhythm & blues, torna nella cameristica Cloud Of Unknowing confezionando forse la gemma del disco. Dico “forse” perché c’è Damon Albarn, solitario, che scandisce la sognante On Melancholy Hill fino a farla somigliare a Sugar Baby Love dei Rubettes. I Gorillaz son tornati, e non ce n’è per nessuno. D’altronde, come dice il perfido Murdoc, «o sei vivo, o non lo sei. O stai al gioco, o non ci stai. Il resto, sono solo incisioni capricciose sulle pareti del teschio umano».

www.emimusic.it

www.gorillaz.com


 

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