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Explores the music of Henry Mancini
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Quincy Jones explores the music of Henry Mancini (Verve)

di Cosimo Calogiuri

Umore: FISCHIETTANTE

Noi, viscerali appassionati di musica, quando mettiamo sul piatto un disco piuttosto che un altro lo facciamo perchè rispecchia il nostro stato d’animo. Per cui, cari musicologi di CoolMag, voglio sottoporre alla vostra  attenzione un artista a cui va tutta la mia stima: non solo per la maestrìa delle sue composizioni, ma per il benefico effetto che esercitano sui miei “ever changing moods”. Quincy Jones, jazzista emerito, è innamorato della vita. Nessuno me l’ha mai detto, eppure so che è così. Lo capisco ogni volta che ascolto i suoi dischi con quei suoni curati fin nei minimi particolari, quegli spartiti che ti entrano subito in testa (canticchiabili, fischiettabili, mai banali), quella gamma di melodie così struggenti e rassicuranti. Prendete Quincy Jones explores the music of Henry Mancini, di fresca ristampa, e assisterete a un miracolo: le partiture di Henry Mancini (quello della Pantera Rosa, per intenderci), che finiscono nelle mani di Quincy Jones per poi uscirne risuonate, lucidate, restituite a nuova vita. In una parola: "quincyjonesizzate". Dalla prima (Baby Elephant Talk) all’ultima (Peter Gunn), passando per Days Of Wine And Roses, Moon River e (ovviamente) The Pink Panther.

Quando si pensa a un artista poliedrico, viene spontaneo pronunciare il nome Quincy e il cognome Jones (classe 1933): musicista, compositore, arrangiatore, produttore discografico, direttore d’orchestra, attore cinematografico e televisivo, con oltre mezzo secolo di carriera alle spalle e 26 Grammy Awards più il Grammy Legend Award vinto nel '91. Eppure, nonostante il curriculum, il genio di Chicago è conosciuto al grande pubblico solo per aver prodotto l'album più venduto della storia, cioè Thriller di Michael Jackson, e coprodotto (con Michael Omartian) il “charity singleWe Are the World. E allora mi piace l'idea di segnalarvi questo disco, piccolo gioiello inciso nel ’64 e sconosciuto ai più, che nelle biografie a lui dedicate forse compare di sfuggita e con poche righe di commento. Ma credetemi: se volete approfondire la conoscenza di una delle più grandi intelligenze musicali che la black music abbia mai prodotto, partite proprio da questi 12 pezzi. Non ve ne pentirete.

www.ververecords.com

www.quincyjones.com

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