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Blur – All The People Live At Hyde Park 02 July 2009/03 July 2009 (Parlophone)

di Luca Scotto di Carlo

Umore: ELETTRICO

Diciamoci la verità: non tutti possono permettersi un live. E non mi riferisco solo agli ormai pochi sopravvissuti dell’elettronica (“house-oriented” o “minimal” che sia), ma anche alla miriade di gruppuscoli che sgomitano ogni giorno per conquistarsi una minischermata sul “display” del vostro sempre più saturo iPod. Toh, giusto i Muse, gli Arctic Monkeys e qualcun altro, piluccando qua e là. Poca roba. Negli anni in cui la musica si suonava con gli strumenti e si cantava con la bocca vicino al microfono, il disco dal vivo non solo era la prova del 9, ma il coronamento di un’intera carriera. Anzi, ci sono rockstars che sono divenute famose grazie alle loro prove dal vivo: da Peter Frampton (autore di una discografia orribile ma di un doppio fantasmagorico), agli America (passati, grazie al loro live, dalla dimensione country-folk a quella rock, oh yeah) a tanti, tanti, tanti altri. Oggi l’approccio dei musicisti - anche quelli più rock - è più intimista e misurato: con le odierne possibilità di registrazione, si può suonare una chitarra distorta a tutto volume e contemporaneamente bisbigliare dolci parole d’amore con la garanzia che nulla nell’ascolto andrà perduto. Vallo a rifare dal vivo, poi. Su, prova. Ci siamo capiti. Bisogna avere quel certo non-so-che. Che i Blur avevano e hanno ritrovato a distanza di qualche annetto.

La loro avventura si era interrotta nel 2003, dopo la pubblicazione di Think Tank, gran disco. Graham Coxon non ne voleva più sapere, Damon Albarn aveva 1.000 progetti in testa e così ognuno per la sua strada e fine del neodualismo Blur-Oasis che tanto aveva angustiato il popolo. (Tra l’altro, mi hanno sempre fatto incazzare quelli che: ma a te ti piacciono di più i Beatles o i Rolling Stones? Mi piacciono alcune cose dei Beatles e alcune dei Rolling!) Comunque. Damon si butta a capofitto nel progetto pseudo-virtuale Gorillaz. E 1. Poi si mette a suonare coi musicisti del Mali: altro giro, altro genere, altro regalo. E “dulcis in fundo”, lo straordinario progetto The Good, The Bad & The Queen, superband dell’era moderna. Era proprio giunto il momento di tornare a casa. Si riunisce il gruppo, si fa un bel concerto. Anzi, un doppio concerto: 2 giorni di seguito a Hyde Park davanti a una folla incredula di potersi rituffare nel passato e cantare ancora una volta Parklife o urlare a squarciagola l’Uh-uh di Song 2. Urlare, sì, in modo sguaiato e con la bocca impastata dall’alcol, perché i Blur fanno parte della nostra cultura, della nostra vita e le loro canzoni vivono dentro di noi ancora prima che nel mondo esterno. 2 date, 2 concerti, 2 Cd doppi, stessa scaletta. Cambia l’esecuzione di qualche brano, ma neanche troppo. Perché è troppo importante la testimonianza del momento, troppo intensa l’atmosfera. E qualche idiota che se li compra tutti e 2, questi doppi Cd, ci sarà sempre. Qualcuno tipo me.

www.parlophone.co.uk

www.blur.co.uk




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