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Live At Hammersmith Apollo Cd
Ian Hunter on stage
Locandina concerto Mott The Hoople
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Mott The Hoople - Live At HMV Hammersmith Apollo 2009 (Concert Live)

di Stefano Bianchi

Umore: GLAM

40 anni dopo, è inevitabile: le dita si rattrappiscono, le pance esplodono, le chiome si stempiano. Ma chissenefrega, se sul palco ci sono i Mott The Hoople, che del glam rock tutto vizi e vezzi (T. Rex, Roxy Music, Cockney Rebel, Sparks...) furono l’esempio più verace e proletario. Lo scorso ottobre, la band inglese decide di riunirsi per 2 concerti (il 2 e il 3) all’Hammersmith Apollo di Londra per celebrare il quarantesimo anniversario dalla nascita. 7.000 biglietti volatilizzati. Viene aggiunta una data, l’1. E poi il 5 e il 6. Un trionfo. Anzi, cinque. Mott The Hoople nella “line-uporiginale. Non succedeva, live, da 35 anni. Mick Ralph (chitarra), Pete “Overend” Watts (basso) e Verden Allen (tastiere), ultrasessantenni, mettono in fila “riffsmemorabili manco avessero preso il gerovital. Dale “Buffin” Griffin, il batterista, ha qualche acciacco in più. Gli conviene stare abbottonato. Si fa sostituire da Martin Chambers dei Pretenders, ma entra in scena quando ci sono i bis. Ian Hunter, il leader, di primavere ne ha sommate 71 ma ci dà dentro come un pischello: chitarra da mille e una svisata, voce da Bob Dylan rockettaro. Come ai tempi d’oro. La Mott Reunion, per i fans, si è rivelata una goduria. Ma può esserlo anche per chi non c’era, a Londra. Basta che si procuri Live At HMV Hammersmith Apollo 2009: doppio Cd con tutto il concerto del 1° ottobre, più 1 dischetto con una cinquantina di foto dei Mott The Hoople “on stage” e immagini d’archivio (di quando, cioè, il quintetto calzava improponibili zatteroni e indossava folleggianti costumi. Ma il glam rock, si sa, imponeva regolebisex”. E guai a chi sgarrava).

Che rock e blues siano ancora oggi il succo della band, lo testimoniano i 20 pezzi in scaletta, tratti perlopiù da All The Young Dudes (’72), Mott (’73) e The Hoople (’74). Il rock, duro e puro, scoppia di salute da Rock And Roll Queen, All The Way From Memphis, One Of The Boys e da Sweet Jane dei Velvet Underground. La vena cabarettistica, tipica dei “glammers”, affiora da The Golden Age Of Rock 'N' Roll, Honaloochie Boogie e Roll Away The Stone. C’è melodia sopraffina (e anche un po’ di country) dentro I Wish I Was Your Mother e The Ballad Of Mott The Hoople. C’è, soprattutto, All The Young Dudes: inno generazionale al pari di Rock Around The Clock (Bill Haley) e Blue Suede Shoes (Elvis Presley); My Generation (Who) e (I Can't Get No) Satisfaction (Rolling Stones). Chiaro elogio all’estetismo: scritto 38 anni fa da un David Bowie allo zenith della popolarità con l'alter ego Ziggy Stardust. Grande estimatore dei Motts, non poteva sopportare che dopo un tris di ellepì ai bordi dell’hard rock (Mad Shadows, Wild Life, Brain Capers) e un “concerto d’addio” a Zurigo, potessero sciogliersi. E li ha rilanciati, nel nome del glam. Intonando All The Young Dudes nel cuore di questo memorabile concerto, Ian Hunter ha pensato un po’ anche a lui. E le 71 primavere, in quel preciso istante, se le è fatte scivolare addosso come acqua fresca.
 
 

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