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Phrazes For The Young
Julian Casablancas
The Strokes
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Julian Casablancas - Phrazes For The Young (Cult Records)

di Stefano Bianchi

Umore: LOUREEDIANO

È solo un pischello ma canta come Lou Reed. Il giovane Lou: quello che parte dai Velvet Underground e arriva fino a Transformer. Ricordo di averla pensata così, a botta calda, dopo avere ascoltato Is This It. Era il 2001, e i newyorkesi Strokes debuttavano con un album di rock a nervi scoperti dimostrando di aver imparato a menadito la lezione di Velvet Underground (quelli di Loaded), Ramones, Blondie e Television. Accanto al “singer/songwriterJulian Casablancas (che canta come Lou), compaiono Nick Valensi e Albert Hammond Jr. (chitarre), Nikolai Fraiture (basso) e Fabrizio Moretti (batteria). Pischelli come lui. E sdruciti, griffati e borghesi come lui, figlio di quel John Casablancas fondatore dell’Elite Model Management che ha lanciato in passerella Naomi Campbell, Cindy Crawford, Gisele Bundchen e Linda Evangelista. Julian è spocchioso. Spende, spande, esagera un po’ con l’alcol. Idem i suoi viziati compagnucci. D’altronde, “noblesse oblige”, hanno studiato al Lycée Français di Manhattan e all’Institut Le Rosey svizzero. Altro che sotterranei di New York. La Bowery Street del leggendario CBGB’s del punk e della new wave, tanto per dire, non l’hanno vista nemmeno col cannocchiale. Eppure, la nomea di band snobisticamente underground” se la portano appresso anche nel 2003 e nel 2006, quando incidono Room On Fire e First Impressions Of Earth.

Tre anni dopo, Julian Casablancas ha (provvisoriamente?) messo in naftalina gli Strokes. Spicca il volo solista e dichiara: «Mi piace sia lavorare da solo, sia con la band. Diciamo, però, che in questo caso ho inserito nel disco le idee più pazze che mi potevano venire in mente. Cosa più difficile, quando si lavora in gruppo». Nell’azzeccata brevità di Phrazes For The Young (8 pezzi per poco più di mezz’ora), Julian canta ancora come Lou Reed. I suoni che gli girano intorno, invece, sono cambiati: «Ho provato a coniugare l’immediatezza della musica moderna con la serietà della classica e il fascino della “vintage”». Detto e fatto. Meno rockettara modello Strokes, ogni canzone parte coi sintetizzatori e si evolve nell’elettricità. Vedi Left & Right In The Dark: elettronica da videogame e strappi di chitarra che lambiscono il rock. Oppure 11th Dimension: percussioni campionate, tastiere sbarazzine, chitarre hard e una goccia di rhythm & blues. Si sbizzarrisce eccome, il Casablancas: frulla post punk, rock and roll e country & western (Out Of The Blue); lascia che la chitarra elettrica scandisca un ritmo marziale (Tourist); disegna un’avvolgente ballata elettronica (Glass) e le cuce addosso un retrogusto sinfonico; utilizza la technomusic come uno specchietto per le allodole, dato che saranno i muscoli del rock a vincere (River Of Brake Lights). Ipotizza un futuro cantautorale, quando approccia il gospel (4 Chords Of The Apocalypse), ma soprattutto quando libera un valzer dalle bizzarrie country/cabarettistiche (Ludlow St.). E riesce a depistarmi, in entrambi i casi: perchè Lou Reed non c’è più, ma in compenso c’è una voce che somiglia a quella di Rufus Wainwright. Vallo a capire. Ma mi piace lo stesso.

www.cultrecords.com

www.juliancasablancas.com

www.thestrokes.com

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