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Let's Change The World With Music
Paddy McAloon
Steve McQueen Cd
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Prefab Sprout - Let's Change The World With Music (Kitchenware/Sony Music)

di Stefano Bianchi

Umore: REVISIONISTA

Cosa resterà degli Anni '80?, verseggiava il buon Raf. Ma che domanda: i Prefab Sprout. Con quel Paddy McAloon che ebbe l’ardire di proclamarsi “miglior compositore dell’intero pianeta”. Spocchia più che giustificata, avendo l’ex seminarista estratto dal cilindro il gioiello della band inglese e del decennio: quello Steve McQueen che nel 1985 diede una bella risvegliata a cuori e orecchi al suono d'un impalpabile pop jazzato. Il cantante e tastierista di Durham, aveva ben messo a frutto le sue influenze (Beatles, Marvin Gaye, Cole Porter, Jimmy Webb) sforzandosi negli anni successivi di replicare la magia con esiti mosci (From Langley Park To Memphis), più che buoni (Jordan: The Comeback), incoraggianti (Andromeda Heights) e speranzosi (The Gunman And Other Stories). Fino ad approdare, nel 2003, al super egocentrismo solista di I Trawl The Megahertz. Come tutti i grandi narcisi del pop, Paddy McAloon è uno di quelli che ti fa tirare un sospiro di sollievo quando finalmente si toglie dai piedi. Ma poi ti accorgi che le sue canzoni acquerellate ti mancano. E sei disposto a sopportare i suoi atteggiamenti da sapientone. Ecco perché ho accolto di buon grado la sua “rentrée” da cinquantaduenne incanutito e con una barba lunga così, che vive in un ex convento con la moglie Vicky e un tris di figlie.

Ma cosa c’è di nuovo? Che laggiù, in fondo al cassetto dei rimpianti, Paddy aveva lasciato alcuni provini incisi nel ’92 e ’93, destinati al dopo Jordan: The Comeback e cestinati dall’etichetta discografica per via (pare) dei troppi riferimenti religiosi. Vade retro, McAloon! Lui, che quell’affronto non l’ha mai digerito, dopo 16 anni ha ripreso i nastri casalinghi, li ha rimasterizzati e intitolati (come all’epoca) Let’s Change The World With Music. 11 canzoni per un disco dei Prefab Sprout, ma senza Prefab Sprout (che vengono personalmente ringraziati nel libretto: la vocalist e chitarrista Wendy Smith, il batterista Neil Conti, il bassista nonché fratello Martin McAloon). In pratica: avendo scritto, suonato e registrato ogni pezzo, ho il sacrosanto diritto/dovere di chiamarmi Prefab Sprout. E di rilanciare, caro Paddy, l’easy listening che più ti pare e piace: amalgamato a rap, funky e nobil pop (Let There Be Music: coi primi versi che recitano "All'inizio il mondo era violento, l'uomo chiese perché e il cielo non rispose. Dio si commosse, e fece una scelta. Disse: Che la musica sia la mia voce!"); mischiato a un’elettronica incalzante (Ride e Meet The New Mozart, dove immaginiamo il "mago di Salisburgo" alle prese con la musica d’oggigiorno); inorgoglito dallo swing (I Love Music in ogni sua declinazione: dal "Claire de Lune" al funky, dall’”eroeIrving Berlin a Pierre Boulez, "guru dell'avantgarde"); accarezzato dal “refraincristallino di God Watch Over You; sospinto dalle architetture melodiche di Last Of A Great Romantics e Music Is A Princess ("La musica è una principessa, io sono solo un ragazzo vestito di stracci"); memore di Paul McCartney e Burt Bacharach (Falling In Love); lanciato verso atmosfere celestiali (Angel Of Love). Sono pur sempre provini. E questo non potrà mai essere il nuovo Steve McQueen. Ma se qualcuno (nel 2010) domandasse “cosa resterà degli anni…?” e una vocina rispondesse “Let’s Change The World With Music”, non ci sarebbe proprio nulla da obiettare.

www.kitchenwarerecords.com

www.prefabsprout.net  



 











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