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Further Complications
Jarvis Cocker
Different Class by Pulp
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Jarvis Cocker - Further Complications (Rough Trade/Spin-Go!)

di Stefano Bianchi

Umore: SNOB

Lo prenderesti a schiaffi per quell’aria vanesia e il fare da secchione. Poi, però, ti fai prendere per il naso dal suo snobismo che fa rima con "dandy". Amato o odiato che sia, di Jarvis Cocker non si può non apprezzare l’eccentrico talento da “songwriter” ben addestrato alla causa del Britpop. Negli Anni ‘90, il damerino di Sheffield si gioca il destino dei Pulp contrapponendosi a Blur e Oasis. Sai che risate: mentre quelli si dichiarano guerra atteggiandosi a novelli Stones e Beatles, lui e la sua band riverniciano il glam rock di David Bowie, Roxy Music e Sparks con un “cabaretelettrico/elettronico intrigante assai. Ma non è stato facile sbarcare il lunario. Jarvis Cocker ci prova con la sigla Arabacus Pulp: nisba. Snellisce in Pulp, fra l’83 e il ’92 incide It, Freaks e Separations ma nessuno se lo fila. La svolta è del ’94: His’n’Hers, disco romantico e caricaturale, fa il botto con Do You Remember The First Time e relativo video sulla perdita della verginità. È la Pulpmania, signori. La teatralizzazione del pop; un “mélocaustico suddiviso nei “capitoliDifferent Class, This Is Hardcore e We Love Life, “recitato” da un pallido egocentrico che in scena fa l’istrione ispirandosi a Jagger e Bowie, dietro le quinte disquisisce di droghe, davanti alle telecamere sfoggia una maglietta con la scritta “Odio i Wet Wet Wet” e prende per i fondelli Michael Jackson (bimbi adoranti inclusi).

Archiviato il Britpop, Mr. Cocker volta pagina. Nel 2006 pubblica Jarvis: fa l’impegnato, l’introverso, e chi ne apprezzava il caustico umorismo rimane deluso. Ritenta, Jarvis, sarai più fortunato. Per fare il solista come si deve, occorre ben altro. Il guizzo da fantasista, per dirne una. E Further Complications è un buon punto di (ri)partenza, per il quarantacinquenne che s’è fatto crescere una barba da “maître à penser” e ciondola fra chitarroni e sbuffi orchestrali. C’è hard rock, nei cortocircuiti di Fuckingsong. E scimmiotta Johnny Rotten, nella punkettara Caucasian Blues. Poi, fatalmente, retrocede agli amori “glam”: sia in chiave rock, fra Kinks e T. Rex (Angela), sia in chiave melodica con I Never Said I Was Deep che parte come una “torch song” di Lou Reed e fila dritta nel musical; Hold Still, che più Bryan Ferry non si può; Leftovers, viziosa come solo certi pezzi dei Cockney Rebel. È antipatico, Jarvis Cocker. Come da copione. Convinto, “as usual”, d’essere il più bravo di tutti. Ma quando ti butta lì Homewrecker!, con quel sax su di giri e quella scorza da Batman Theme Anni ‘60; o quando (You’re In My Eyes) fa il modaiolo con un orecchio alla lounge music e l’altro alla disco, ditemi voi come caspita si fa a volergli male.

www.spin-go.it

http://jarviscocker.net

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