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New York Dolls - 'Cause I Sez So (Arco/WEA)

di Stefano Bianchi

Umore: RUSPANTE

Di sicuro, del glam rock, i New York Dolls sono stati la faccia più oltraggiosa. Il fuori dagli schemi (sex, drugs & rock’n’roll) come regola di palco e di vita. Negli Anni ‘70, dai putridi bassifondi della Big Apple, i 5 acchittati da “drag queens” anticiparono l’ultraviolenza punk parafrasando Stooges e Rolling Stones. 2 soli dischi (New York Dolls, ’73; Too Much Too Soon, ‘74) e poi lo scioglimento-lampo. Una vita dopo, nel 2004, Morrissey (ex Smiths) propone alle “bambole” di riunirsi a Londra per un unico concerto. Rispondono all’appello il vocalist David Johansen, il chitarrista Sylvain Sylvain e il bassista ArthurKillerKane. Johnny Thunders (chitarra) e Jerry Nolan (batteria), sono nel frattempo saliti in cielo via “overdose”. E riassaporato il gusto del palcoscenico, anche il buon Kane li raggiunge nel paradiso dei rockers. Johansen & Sylvain, salutato l’amico, si consolano godendosi su disco (Live From Royal Festival Hall) la testimonianza dell’imprevistarentrée”. Fine dei giochi? Manco per sogno. I 2 non ci stanno a tornare in soffitta: riplasmano la sigla New York Dolls con 4 sordidi giovanotti e nel 2006 incidono One Day It Will Please Us To Remember Even This. Duro e puro. Come ai bei tempi. Con pezzi dinamitardi (Punishing World e We’re In Love) a rifare il verso ai “classiciLooking For A Kiss e Personality Crisis. Saranno pure raggrinzite, le “dolls”, ma ci sanno ancora fare.

E adesso, senza un’ombra di “lifting”, tornano alla carica con ‘Cause I Sez So. Ruspante, inciso alle Hawaii, suonato da dio e prodotto da quel genialoide d’un Todd Rundgren già responsabile del terremoto sonico del primo disco. Qui, però, di rivoluzionario c’è zero. E a parte l’1-2 bello tosto di ‘Cause I Sez So e Muddy Bones (rock stradaiolo + chitarre fiammeggianti), si respira più aria di David Johansen solista (quello post-Dolls: fra ballate agrodolci e blues verace) che altro. Ma va bene lo stesso. L’importante è filare negli Anni ‘50 (Better Than), incrociare il pop dei Beatles (Lonely So Long), trangugiare blues alcolico (This Is Ridiculous), schioccare le dita al suono dell’R&B (Nobody Got No Bizness) e prendere a schiaffi il repertoriochicano”, stile Willy DeVille, con Temptation To Exist. In tutto questo pimpante guazzabuglio, la voce screpolata di Johansen ci va a nozze: derapando nella psichedelìa (My World), seguendo il filo logico d’una ballata che si tramuta in rock muscolare (Making Rain), adeguandosi al caos organizzato di Exorcism Of Despair e alle atmosfere tardohippy” che fanno rima con Drowning. Rifacendo addirittura i conti con Trash (fra i capolavori di quel primo, imprescindibile album), che da "proto-punk" viene manipolato e trasformato in reggae. E le bambole di New York? Sono scese dai tacchi a spillo e hanno infilato le ballerine. Ma è pur sempre un gran bel sentire.

www.rhino.com

www.nydolls.org

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