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Iggy Pop - Préliminaires (Virgin/EMI)

di Stefano Bianchi

Umore: SEDUTTIVO

Non sopporta più quegli imbecilli che sparano fuori musica insulsa dalle chitarre. Così, s’è messo ad ascoltare dischi di New Orleans, jazz stile Louis Armstrong, blues alla Jelly Roll Morton. E poi, non è un mistero, gli sono sempre piaciute le ballate. Roba da non credere. Iggy Pop che snobba il rock. Proprio lui, che col rock belluino c’è campato una vita. Non ne può più, Iggy, a 60 anni suonati e con quella matassa di nervi e muscoli, di fare lo sguaiato denudando la caricatura di se stesso. L’Iguana mette una pietra tombale sull’underground elettrico di I Wanna Be Your Dog, 1969 e Search And Destroy. Oltretutto, il chitarrista Ron Asheton è morto da qualche mese: quindi, basta Stooges e concerti da far scoppiare le coronarie. È successo che Iggy s’è invaghito del romanzo La possibilità di un’isola, pubblicato nel 2005 dal francese Michel Houellebecq. Maledetto come lui. L’ha comprato a Miami, se l’è portato in valigia fino a Cabourg e lo ha letto d’un fiato riconoscendosi in quell’intreccio di morte, nichilismo, sesso, bastarda razza umana e… un cane. «Ho pensato subito che quel libro fosse un vero stronzo». Più chiaro di così. Poi s’è messo a scavare nei suoi, di ricordi bastardi, e ha buttato giù canzoni. D’istinto. Che hanno fatto sedimentare Préliminaires. Disco sublime. Concentrato su 12 interpretazioni calde e il più delle volte pacate.

Io, che tifavo affinchè l’Iguana tornasse a giostrare la voce su registri bassi come ai tempi di The Idiot e Lust For Life (Anni ‘70) e nelle scarne, jazzate canzoni di Avenue B (’98), vado in sollucchero e mi commuovo anche un po’. Préliminaires inizia e si congeda con Les Feuilles Mortes (parole di Jacques Prévert, già nelle corde di Edith Piaf e Ives Montand), rivisitata dall’ex rocker con una passionalità che Serge Gainsbourg avrebbe applaudito. Poi si confronta con How Insensitive, perla jazz di Antonio Carlos Jobim, ed è “crooningseduttivo. Negli altri pezzi, che pedinano i passi salienti di Houellebecq, ci sono Daniel (protagonista del romanzo), il suo cane che in King Of The Dogs viene benedetto dal Dixieland e da una sghemba interpretazione alla Tom Waits; Isabelle ed Esther, tormentati ed erotizzanti amori. E ci sono le diafane melodie di Spanish Coast e I Want To Go To The Beach, nonché il recitato che  griffa A Machine For Loving. C’è il blues: modello Howlin’ Wolf, per voce e chitarra (He’s Dead/She’s Alive); imbastardito col pop francese (Je Sais Que Tu Sais); distorto e pulsante (She’s A Business), quasi a voler rivisitare la Nightclubbing incisa nel ’77 con David Bowie. E il rock? Ci pensa ancora, Iggy Pop? Sottoforma di Nice To Be Dead, inizia come China Girl e prosegue pulito ed essenziale. Infilato un po’ a caso, per non deludere i fans più tosti. Che dovranno farsene una ragione, prima o poi. L’Iguana ha mutato pelle. E non ce n’è più per nessuno.

www.iggypop.com







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