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Keep It Hid
Dan Auerbach
The Black Keys
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Dan Auerbach - Keep It Hid (Nonesuch)

di Luca Scotto di Carlo

Umore: BLUE

Questo è un disco blues. Questo è un disco solista. O meglio: il disco da solista di un artista che appartiene a un duo che suona rock-blues. Confusi? Non c’è motivo di esserlo. Dan Auerbach rappresenta il 50% del famigerato gruppo (in realtà, famigerato duo) che risponde al nome di The Black Keys. Che insieme alll’altro 50%, Patrick Carney, ha dato vita negli ultimi 6 anni a 3 incisioni di levatura notevolissima che potrei definire (anche se non provo simpatia per le definizioni) rock-blues, quasi heavy-blues. L’ultimo è dell’anno scorso, s’intitola Attack & Release, è bellissimo e sembrava lasciar intravedere quale fosse la destinazione finale dei Black Keys. Invece, Dan ha sparigliato tutto e ora si presenta con un disco in cui compare da solo: sia nel titolo, sia nella foto di copertina. Quando lo vedo, un po’ sono sospettoso. Quanti ne ho incontrati, di artisti che più o meno all’apice del successo pensavano di spiccare il volo in solitaria e invece sono miseramente precipitati? Ne vogliamo ricordare qualcuno? A cominciare da quel Phil Collins che dopo aver traghettato i Genesis nello stucchevole periodo Anni ’80 (solo il protagonista di American Psycho e i suoi lettori, lo adoravano) ci ha regalato perle come Sussudio e Against All Odds, con quelle tastiere che puzzavano di gomma bruciata. Oppure, Annie Lennox: grande interprete, grande voce, zero talento compositivo. Ma la lista è fatta anche di nomi illustri: gli stessi Robert Plant e Jimmy Page, da soli, non sono riusciti nemmeno ad avvicinarsi al repertorio Zep. E Joe Zawinul? Pete Townshend?

Comunque, va bene che non stiamo parlando di un mostro sacro, ma che uno dei componenti di uno fra i gruppi più interessanti di questi anni decida di mettersi in proprio… mi suonava un po’ come un peccato. Dan Auerbach sostiene di non avere assolutamente rinnegato i Black Keys e che questo è solo un progetto. Meglio così, dico io. Ma il bello della musica è che dopo chiacchiere, supposizioni, illazioni e pettegolezzi, quando parte il disco inizia la prova del 9. E nel caso di questo Cd, la prova è superata a pieni voti. Keep It Hid è un album di blues in piena regola, ma contemporaneo. Vengono rispettati i canoni del blues, ma non c’è nostalgia o clonazione. Sono canzoni crude, secche, ma con un’emozione di fondo che alla fine ti conquista pezzo dopo pezzo: dall’apertura di Trouble Weighs A Ton al finale di Goin’ Home, passando per un’autentica gemma quale è When The Night Comes (era un po’ di tempo che una canzone non mi entrava così sottopelle). In generale, Dan è riuscito nell’intento di produrre bellissime sonorità mescolando la sua esperienza di chitarrista blues ai suoi ascolti, fra il country di Johnny Cash e i “songwritersamericani. Ovvio che qua e là si sentano echi della band di provenienza, ma la cifra stilistica è originale. Nel senso di ritorno alle origini, quelle del blues e dei suoi ingredienti principali: cioè sofferenza e amore. E ogni tanto, nella vita, non si riesce proprio a separare l’una dall’altro.

www.nonesuch.com

www.theblackkeys.com

Foto: James Quine

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