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House Of A Thousand Guitars
Willie Nile
Willie Nile Cd
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Willie Nile - House Of A Thousand Guitars (River House/Blue Rose)

di Stefano Boschetto

Umore: TAGLIENTE

Artista pressochè sconosciuto al grande pubblico, Willie Nile è ben noto fra i cultori del “songwriting” emerso nella New York posizionata fra Washington Square e Bleecker Street. Dopo il folgorante debutto dell’80 (Willie Nile, nominato fra i 10 migliori dischi dell’anno da Stereo Review Magazine) e il successivo Golden Down, dobbiamo spingerci fino al 2006 con Streets Of New York per ritrovare la creatività degli esordi e l’attenzione di media e critici (“Streets of New York è un grande disco”, dichiarò Lou Reed; “Willie Nile è così bravo che potrebbe essere nato nel New Jersey”, gli fece eco Little Steven). House Of A Thousand Guitars, conferma senza alcun dubbio la rinnovataverve” del cantautore di Buffalo. L’inizio è fulminante, con la celebrativa Run e Doomsday Day a menare le danze fra chitarre in gran spolvero (Andy York, già con John Mellencamp) e una sezione ritmica a pieni giri, a dipingere paesaggi ai margini della città. Love Is A Train è una ballata elettrica e tesa, mentre con la dolce Her Love Falls Like Rain si entra decisamente in atmosfere pop, coi Beatles a far capolino nel ritornello.

Now That The War Is Over, è un gioiellino: parole schierate contro la Guerra del Golfo (in piena tradizione Village Anni ‘60), ritmica orientaleggiante con piano e viola in evidenza e un crescendo da brividi a fare da cupa cornice al pianto delle madri d’America. Give Me Tomorrow e Magdalena, escono prepotenti al calar della sera a sud di Houston Street, in un affascinante mix fra lo Springsteen più diretto e il “trash” delle “altrebamboline della metropoli. Little Light, viceversa, è una tenera ballata che permette a Willie Nile di trovare qualcosa in cui credere, in questo mondo alla deriva. Touch Me, riaccende la passione ribadendo che “la notte appartiene agli amanti”, mentre When The Lights Goes Out On Broadway è lo struggente omaggio a Manhattan con quel “I love this dirty town” appena sussurrato. House Of A Thousand Guitars, album ineccepibile, mi ha soprattutto indicato 2 cose: che oltre a mantenere il proverbiale stile secco e tagliente, Willie è riuscito a dare nuova linfa a quel rock che sembrava ormai dimenticato nell’oscurità della Bowery e in qualche scatto in bianco e nero del CBGB’s.

www.bluerose-records.de

www.willienile.com

Foto: Jeff Fasano

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