Coolmag - music

Middle Cyclone
Neko Case uno
Neko Case due
home - music




Neko Case - Middle Cyclone (Anti/Spin-Go!)

di Stefano Bianchi

Umore: GRACIDANTE

Sono partito dal fondo. Cioè dai 31 minuti e 39 secondi (!) che chiudono il sesto album di Neko Case. Il pezzo, Marais La Nuit, è un incessante gracidar di rane e cinguettar di pettirossi. Non male, vi assicuro, se lo mettete in sottofondo mentre sbrigate le faccende di casa. Un colpo a effetto. Ma se anche il resto di Middle Cyclone è così pazzariello, mi sono chiesto, vale proprio la pena recensirlo? Ci vuole orecchiabilità, perbacco. E infatti, quel bislacco chill out non è che l’idealehappy end” di un disco eclettico e orecchiabile come pochi altri. Neko Case, cantautrice della Virginia, ha proprio fatto “bingo”. Sbarazzandosi, anzitutto, dell’etichetta alt.country che i critici in sollucchero continuavano ad appiccicarle addosso. In scaletta, al posto del country, c’è un andirivieni di musiche sfuggenti e umorali che rispecchiano la guerriera ritratta in copertina: accovacciata sul cofano di una Mercury Cougar, Neko Case brandisce la spada come le eroinepulp” di Quentin Tarantino. E comanda a bacchetta i musicisti che hanno risposto in men che non si dica alla sua chiamata: Joey Burns e John Convertino dei Calexico, Steve Berlin (Los Lobos), Garth Hudson (The Band), Howe Gelb (Giant Sand), i New Pornographers

Rinvigorito da una voce che ricorda Carole King e Patsy Cline, Middle Cyclone è imprevedibile. Che senso avrebbero, sennò, i ritmi aggraziati di This Tornado Loves You e di People Got A Lotta Nerve, che ricordano gli Smiths anziché l’America delle praterie? Questo ciclone va ascoltato più e più volte, per cogliere nuovi equilibri, smussature, lune storte, colpi di genio. Si galoppa dal minimalismo alla Suzanne Vega di The Next Time You Say Forever, all’habanera di Polar Nettles; dagli arpeggi folk di Vengeance Is Sleeping, al purpureoeasy listening” di Magpie To The Morning. Ti aspetti un po’ di disciplina, e invece Neko ti schiaffeggia con gli arrangiamenti sgangherati (stile Tom Waits) di Fever. Le elemosini una botta di vita, e lei ti sorprende col tremolo della chitarra e l’atmosfera da “spy story” di Prison Girls. Vuoi un po’ di rock? Te lo ipotizza con Red Tide, dopo aver chiosato la sanguigna melodia di The Pharaohs con un organetto da sagra paesana. È un disco volutamente “perturbato”, Middle Cyclone. Ma che pathos. Che fascino. E poi, non è da tutti individuare Don’t Forget Me di Harry Nilsson e trasformarla in un’irresistibile ballata con la bellezza di 7 pianoforti. O scegliere Never Turn Your Back On Mother Earth dei decadenti Sparks (epoca Propaganda) e farne un’amabile sinfonia pop con tanto di violoncelli. Neko Case è fatta così, prendere o lasciare. Io prendo, e mi diverto un sacco. Spero anche voi. Rane e pettirossi compresi.

www.spin-go.it

www.nekocase.com

stampa

coolmag