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The Crying Light
Antony Hegarty
I Am A Bird Now
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Antony and the Johnsons - The Crying Light (Rough Trade/Spin-Go!)

di Stefano Bianchi

Umore: ESISTENZIALISTA

«Un travestito nato a Chichester, nel West Sussex, ma che ha trascorso gran parte della sua vita in California e ora risiede a New York». Nel 2005, il critico musicale del tabloid britannico The Sun definisce con zero diplomazia Antony Hegarty. Ma lui, alle provocazioni c’era già abituato: troppo facile snobbare le sue canzoni, spruzzando veleno su un’omosessualità ingabbiata dentro un corpo ingombrante. Quell’anno, però, a fare giustizia c’è I Am A Bird Now, il suo secondo disco dopo Antony and the Johnsons. In copertina, il ritratto di Candy Darling, la “drag queen” della Factory di Andy Warhol che si era illusa di diventare una gran diva del cinema. Antony, invece, non si illude di compiacere più di tanto le platee. Non è tipo da elemosinare facili applausi. Gli basta, dopotutto, che la sua voce non finisca nell’oblìo e che Lou Reed non smetta di volerlo accanto a sé in concerto, facendogli rivisitare la sua Perfect Day e Candy Says, dei Velvet Underground. Ci sono, a volerle cercare, tracce di Nina Simone e di Bryan Ferry nella sua voce/strumento. Ma sono dettagli, giacchè il canto spirituale/carnale di questa vulnerabile creatura inglese cresciuta nella venerazione per Boy George non si svende alle facili catalogazioni. Tanto più adesso, che The Crying Light ha tutti i crismi del disco di culto.

Questa volta, in copertina, c’è un’immagine di Kazuo Ohno, il maestro giapponese della danza Butoh che nel 2006 ha festeggiato un secolo di vita. Antony lo adora. E come lui, si spinge oltre il tempo e i generi. Kazuo Ohno lo faceva muovendosi ipnoticamente, lui lo fa con la sua voce ipnotica. Che è un dono divino, costantemente in primo piano. Mentre la musica dei Johnsons è un prezioso sottofondo cameristico. The Crying Light, focalizzato sull’interiorità e il respiro profondo della natura, detta le atmosfere più care al cantautore dividendosi fra sinfonie minimali (Her Eyes Are Underneath The Ground; The Crying Light), sublimi orecchiabilità che cedono il passo alla sperimentazione (One Dove; Daylight And The Sun), un cabarettistico giocopop” come Kiss My Name, lo straniantemantra” di Dust And Water, la struggente vena melodrammatica di Everglade sottolineata da maestose orchestrazioni. Antony elasticizza quella benedetta voce di cristallo che si fa “crooning” e poesia, maschile e femminile, estasi e dannazione, tutto e il contrario di tutto. La fa volteggiare, in Epilepsy Is Dancing, fra le smagliature di un valzer. Pensa a Otis Redding, quando immerge Aeon nel soul. E poi al blues, quando mette il canto crepuscolare al servizio dei contrappunti pianistici di Another Light. Sissignori, questo disco è già un classico. Del pop esistenzialista.

www.spin-go.it

www.antonyandthejohnsons.com

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