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Easy Come Easy Go
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Marianne Faithfull – Easy Come Easy Go (Naïve/Spin-Go!)

di Stefano Bianchi

Umore: SDRUCITO

Profuma di “crooningnostalgico, Marianne Faithfull. Proprio lei, che a 18 anni colse gli iridescenti fiori della Swinging London incidendo As Tears Go By, dedicata da Mick Jagger e Keith Richards ai suoi occhi color del cielo e al suo viso d’angelo. Marianne, questa volta, affronta “classiciamericani di ieri e di oggi con lo “charme” da sdrucita esistenzialista e la voce violentata dalla nicotina. Il suo canto, dannato e sublime, non può non ricordarmi Tom Waits e Lotte Lenya, la prediletta di Bertolt Brecht e Kurt Weill. D’altronde, come l’orco Waits, la Faithfull morde e maltratta tutto ciò che interpreta. Incluse, naturalmente, le canzoni di Easy Come Easy Go (sottotitolato 10 Songs For Music Lovers): disco che somiglia a un microsolco d’altri tempi. Dice d’aver fatto finalmente pace con la vita e con se stessa, Marianne. D’aver scovato, a Parigi, la serenità che più s’addice ai suoi 60 anni. Eppure, ogni disco che incide si porta appresso quella nitida desolazione da “chanteuse” che ha toccato l’inferno per poi tornare a galla. Implorando al cuore di non sanguinare più. Tante volte è successo, in quel tenero e crudele romanzo che è la sua esistenza.

Dunque, Easy Come Easy Go scandisce l’ennesima “resurrezione” di Madame Faithfull. E come Kissin’ Time e Before The Poison, vede la partecipazione di ospiti pregiati (Nick Cave, Rufus Wainwright, Antony, Keith Richards) che la venerano e la concupiscono. Coccolandone smagliature, tenerezze, vulnerabilità, testardaggine. Cave, le fa da corista nella tempra d’acciaio di The Crane Wife 3, pezzo di culto griffato Decemberists; così come Wainwright in Children Of Stone, psycho-folk degli Espers. Il miracoloso timbro vocale di Antony, invece, gareggia col suo canto slabbrato in Ooh Baby Baby, gemma di Smokey Robinson & The Miracles giocata su maiuscoli registri soul. Sfoggia un’energia da ventenne, l’indomita Marianne, e poi rallenta languida: transitando dal ritmo schiumante di Hold On Hold On (firmato Neko Case, “rockeuse” di New York), al jazz chiaroscurale di Solitude che rese immortali Duke Ellington e Billie Holiday. E ancora, afferra il country di Dolly Parton (Down From Dover) e lo fa derapare nel rhythm & blues; si dà all’espressionismo con In Germany Before The War (Randy Newman) e spreme il nettare del blues da quella Easy Come Easy Go che fece giganteggiare Bessie Smith. In fondo all’album, c’è Keith Richards ad attenderla. Insieme, come 2 cuori alla deriva, intonano Sing Me Back Home di Merle Haggard, l’eroe della country music. E ciò che hanno vissuto nei Sixties (con spudoratezza, sull’orlo del precipizio) non può che tradursi in tenera commozione.

www.mariannefaithfull.org.uk

www.spin-go.it

Foto: Jean-Baptiste Mondino

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