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Working On A Dream
Foto Danny Clinch
Foto Sandler Work
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Bruce Springsteen - Working On A Dream (Columbia/Sony BMG)

di Stefano Boschetto

Umore: ISPIRATO
 
Se il rock epico e stradaiolo che creò la leggenda del Boss è ormai lontano dallo spirito dei dischi in studio, il “new deal” tracciato da Working On A Dream beneficia di un suono più maturo e solido di quello d'un tempo. Un vero e proprio "re-Born In The USA", nella nuova America di Barack Obama. Alle schegge del glorioso passato, si alternano suoni orchestrali e “mid-tempo” che ereditando le lezioni di maestri quali Roy Orbison, Beach Boys e Phil Spector, propongono un pop moderno inciso in presa diretta dalla E Street Band fra una pausa e l’altra dell’ultimo Magic Tour. Ideale sintesi del nuovo corso di Bruce Springsteen, l’apertura affidata ad Outlaw Pete fa rivivere nel giro di 8 minuti una galoppata tra i fuorilegge dell’epica western alternando orchestrazionimorriconiane” e un’armonica dolente a “breakschitarristici e cambi di tempo. Con My Lucky Day, si sterza negli Anni ’60 con un sound immediato che vede il notevole lavoro di Clarence Clemmons al sax riportarci ai climi di The River. A seguire, Working On A Dream (ispirazione votata a Roy Orbison, cori stile Beach Boys) è una solida ballata nelle migliori tradizioni della band, mentre Queen Of The Supermarket sfoggia un cantato che sembra uscire dai primi 2 ellepì springsteeniani. Dopo l’intrigante What Love Can Do (col suo incedere teso e i versi che si riferiscono ai tempi difficili dell’America di Bush e alle risposte che possiamo ricavare dall’amore) e la poppeggiante This Life (erede dei pezzi di Magic), Good Eye riaccende i motori delle vecchie Cadillac lasciate a impolverarsi laggiù, al Cadillac Ranch di Armadillo. La voce di Bruce, filtrata dal “bullett microphone” già utilizzato negli ultimi concerti, scandisce i tempi di un rock-blues che sa tanto di “blue highways”, “spare parts” unte di grasso e cuori infranti.

Tomorrow Never Knows, è invece un country-folk molto “Nashville skyline”, con tanto di “pedal steel guitar” quanto mai inusuale per la muscolarità più consona alla band. Con Life Itself, si torna a un suono più elaborato e quasi psichedelico, con quella chitarra rubata ai Byrds e l’incedere notturno. Se Kingdom Of Days non aggiunge nulla di nuovo ai classici dell’ultima produzione, Surprise, Surprise è un gioiellino pop-Sixties (come Girls In The Summer Clothes lo è stato per Magic). L’epilogo è affidato a The Last Carnival, che con la chitarra acustica e l’accordion suonato da Jason Federici (figlio di Danny, tastierista recentemente scomparso, cui è dedicato il brano), ci conduce per una passeggiata nostalgica sul “boardwalk” di Asbury Park, con Sandy e Madame Marie in fondo al cuore. Come in un “last picture show” proiettato in un cinema ai margini della città, arrivano i titoli di coda e con loro The Wrestler. Introdotto da tastiere e chitarra acustica, spunta lo Springsteen più lirico e profondo che narra la storia dell’ennesimo “looser”: Mickey Rourke, protagonista dell’omonimo film diretto da Darren Aronofsky. Un brano bellissimo, intenso, fresco vincitore del Golden Globe e pronto a bissare l’Oscar che nel 1994 premiò Street Of Philadelphia. E se volete riassaporare dal vivo le emozioni di Working On A Dream, appuntamento al 1° febbraio in diretta da Tampa (Florida) per l’"half time show" del prossimo Super Bowl. Bruce Springsteen e la E Street Band, daranno vita a una mezz’ora di puro rock’n’roll.

www.brucespringsteen.net

www.sonybmg.it

Foto: Danny Clinch
A.M. Sandler Working

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