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Tv On The Radio - Dear Science (4AD/Spin-Go!)

di Luca Scotto di Carlo

Umore: ECLETTICO

Disco dell’anno. Disco dell’anno. Disco dell’anno. Disco dell’anno. Miglior disco del 2008. È quello che continuo a leggere sulle riviste musicali di mezzo mondo. Dalla Svezia al Madagascar, dalle Alpi alle Piramidi. Ovunque. Ma sapete cosa ne penso io? Che è maledettamente vero. Allora, chiariamo una cosa. Un tempo, il riconoscimento di miglior disco era qualcosa che poteva essere più facilmente valutato e condiviso, in quanto il numero di uscite era un centesimo (se non un millesimo) di quanto accada oggigiorno. E in alcuni periodi dell’era moderna, il livello era così alto che in un solo anno si concentravano le pubblicazioni di LP destinati a entrare nella leggenda. Penso ad anni come il 1971, che vide pietre miliari come Led Zeppelin IV, Allman Brothers Band At Fillmore East, Who’s Next, Blue di Joni Mitchell, What’s Going On di Marvin Gaye, Paranoid dei Black Sabbath e molti, ma molti altri. Poi, vuoi per il progressivo abbassamento del livello qualitativo, vuoi per l’aumento esponenziale del numero di uscite (della serie: più quantità, meno qualità), s’è rivelato sempre più arduo decretare quale fosse il miglior disco. Che non vuol dire ovviamente il dominatore delle classifiche, ma il migliore e stop. Di tanto in tanto, però, gli astri si allineano e il miracolo si compie. E questo dei TV On The Radio è effettivamente un piccolo miracolo, dove l’alchimìa fra i vari elementi è in perfetto equilibrio. Un album non facile, ma nemmeno concettuale o fine a se stesso, dove confluiscono influenze diversissime che non producono mai un’accozzaglia schizoide, che continuano ad avere un senso dalla prima all’ultima traccia.

Dear Science, è il degno successore dello stimatissimo Return To Cookie Mountain. Meno variegato, ma egualmente brillante. Ascoltatelo e cercatevi da soli i riferimenti a cui attingono Tunde Adebimpe (cantante e neo attore) e soci. Ce ne sono davvero tanti. Li cito così, in ordine sparso, più per confondere che per aiutare: Talking Heads, XTC, Paul Simon, Terry Callier, Bad Seeds, The Fall, Living Colour, Cody Chesnutt, David Bowie, Outkast, Bloc Party. Bel guazzabuglio, eh? Non nel senso che un pezzo somiglia a questo, e un altro pezzo sembra quell’altro; ma proprio che in ogni brano c’è una precisa percentuale di contaminazione. Sorprendente. Era tempo che non sentivo una commistione così. Rock, black music, elettronica, percussioni miste, beat, archi, fiati, voci a cappella. Non si fanno mancare niente, i 5 ragazzotti di Brooklyn, ma senza sbavature. E senza essere snobisticamente impegnati: tant’è che sono stati invitati più d’una volta al David Letterman’s Show. E questa è forse la cosa significativa: il ritorno sulle grandi scene della musica intelligente. Ma non di quell’intelligenza “di moda”. Ovvero: esce l’ultimo dei Radiohead e tutti a comprarlo senza riserve, perché dire di averci l’ultimo dei Radiohead fa molto "trendy" agli aperitivi o alle cene, dimenticando che i pur eccelsi Radiohead hanno tirato fuori alcuni dischi di una noia e di una presunzione mortale. Vedi Kid A o Hail To The Thief. No, in questo caso tutto è più schietto, seppur mai banale. Disco dell’anno? Disco dell’anno.

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Foto: Michael Lavine

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