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David Byrne & Brian Eno - Everything That Happens Will Happen Today (Goodfellas)

di Stefano Bianchi

Umore: METAMORFICO

Ventisette anni fa, l’accoppiata Byrne & Eno mi sembrò un azzardo da “flop”. Rischio! Il leader dei Talking Heads che si prendeva la briga d’incidere un ellepì con l’ex Roxy Music e alchimista dell’ambient music. A tranquillizzarmi, però, erano More Songs About Buildings And Food, Fear Of Music e Remain In Light: gli albums delle “teste parlanti”, cioè, che avevano visto dal 1978 all’80 il camaleontico Brian Eno dialogare a mille con lo schizzato David Byrne. Quindi, come volevasi dimostrare, My Life In The Bush Of Ghosts si rivelò un “must” dell’avanguardia architettato su ritmi tribali, funk, canti di “muhezzin”, voci d’assatanati esorcisti e salmodianti predicatori. Sovvertendo ogni regola, quell’azzardo innescava la rivoluzione: Byrne & Eno, avevano in sostanza preparato il terreno a quei campionamenti hip-hop e alla world music che sarebbero arrivati ben più in là. Oggi, dopo più d’un quarto di secolo, il duo si ricompatta con Everything That Happens Will Happen Today: Byrne ha scritto pressochè tutti i testi delle 11 canzoni; Eno s’è premurato di comporle. Prima di ascoltarlo, però, se ancora non conoscete My Life In The Bush Of Ghosts fatelo, poiché ne vale la pena. Dopodichè, fate finta che non sia mai esistito: paragonarlo al nuovo repertorio, sarebbe come mettere in competizione Superman con Harry Potter.

Ma se non ci riuscite, sappiate che quell’album incorniciò una nuova sperimentazione, mentre Everything That Happens Will Happen Today ragiona in maniera del tutto diversa: è più “popular”, lineare, memorizzabile. Senza nulla togliere, peraltro, a David & Brian, che anche stavolta annichiliscono la concorrenza, musicante o compositiva che sia. Perfino quando, col brano Home, scimmiottano senza farsi troppe menate The Sound Of Silence di Simon & Garfunkel; o quando, con My Big Nurse, tirano in gli stereotipi del country. E siccome alla coppia baciata dal genio riesce ogni gioco di prestigio, ecco che I Feel My Stuff manipola a rotazione jazz, rock e funky. Quel funky (rima baciata con Talking Heads) che ritroviamo in Strange Overtones; e poi “muscolarizzato” in funk dentro Poor Boy; e infine mischiato al soul nell’immediatezza di Life Is Long. In tutto questo ben di dio, parrebbe David Byrne il mattatore: la voce acidula e ciondolante è sempre la sua (Brian Eno fa l’umile corista) e volentieri la musica ha quell’indisciplinatezza che gli appartiene di diritto. In realtà, quel fine cesellatore d’un Eno cuce ogni atmosfera, tira le volate al collega e firma col suo stile rarefatto (“clonato” da Another Green World  e Before And After Science: le sue incisioni più belle) i momenti “ambientali” del disco: cioè il “lookcelestiale di Everything That Happens, i soffici contrappunti di The River e One Fine Day, gli spigoli elettronici e le smussaturepop” di Wanted For Life. Gran gioco di squadra, per questo canzonierenormale”. Fondamentale, però. Come l’ellepì di ventisette anni fa.

www.goodfellas.it

www.davidbyrne.com

http://music.hyperreal.org/artists/brian_eno/

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