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Live At Shea Stadium
Clash fotografati sull' aereo
Isbn Editore Libro Clash
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The Clash - Live At Shea Stadium (Legacy/Sony BMG)

di Luca Scotto di Carlo

Umore : PUNK

Qualche anno fa, mi è capitato di leggere su un magazine americano un articolo in cui si sosteneva una cosa che mi convince da sempre: ognuno riceve il proprio “imprintingmusicale intorno ai 14/15 anni. La musica che ascoltiamo a quell’età, cioè, sarà poi quella che ci “segnerà” di più nel corso della vita. A me, il fulmine ha colpito alla fine degli Anni ‘60 e aveva le sembianze d'una cassetta (ricordo ancora oggi la scaletta a memoria), registrata da un amico. Free, Blue Oyster Cult, Outlaws, AC/DC, Ted Nugent e tanti altri. Hard rock di seconda generazione: quello post-progressive e psichedelìa, che i Led Zeppelin suonavano già da una decina d’anni. Ma come tutti i curiosi insaziabili divoratori di musica, ogni tanto capitava qualche episodio che ti distraeva dalla tua fede. 2, in particolare: Police e Clash. Badate bene: non il reggae, non il punk. Personalmente, ho sempre trovato il punk una questione decisamente inglese. E come tutti i fenomeni locali trapiantati all’estero, mi ha sempre trovato un po' perplesso. Certo, anch’io ho riso vedendo in tv i Sex Pistols che solcavano il Tamigi cantando (si fa per dire) a squarciagola God Save The Queen. Ma cosa c’entravamo noi col Tamigi e la Regina Elisabetta? Tantopiù quando ho scoperto che quel simpatico quartetto di disperati era frutto di un preciso studio a tavolino creato da Malcolm McLaren e Vivienne Westwood, la stilista che voleva promuovere il suo negozietto di vestiti strappati tenuti insieme da toppe e spilloni. Ancora una volta, la musica non c’entrava niente. A maggior ragione quando l’unico che ne capiva qualcosa, Rotten/Lydon (che infatti da lì a poco formò i P.I.L.), se ne andò lasciando il posto a un tossico del quartiere, tale Sid Vicious, scelto da McLaren solo per motivi di look.

Perplessi devono esserlo stati anche i Clash, che evidentemente pagavano il fatto d'essere arrivati secondi a fronte di capacità musicali 100 volte superiori. I Clash ovvero Joe Strummer, più che altro. La sua prima band, gli 101ers, erano stati l’anticamera del gruppo di Sandinista, ma nonostante le buone premesse non durarono molto. Anche in questo caso, un produttore architettò l’operazione Clash mettendo insieme i 4 che da lì a poco avrebbero ridefinito e rimodellato il significato stesso della parola punk. Tutta la storia, comunque, è ben narrata da The Future Is Unwritten, ottimo documentario sulla vita di Strummer con interviste a conoscenti e amici. (Gli unici fuori luogo: Johnny Depp e Flea dei Red Hot Chili Peppers, a dimostrazione del fatto che la celebrità e la sensibilità musicale non vanno di pari passo). Ma concentriamoci su questo disco. Registrato dal vivo a New York nel 1982, Live At Shea Stadium cattura la band al picco della popolarità e in gran forma. Per anni ricercatissimo bootleg, è destinato a figurare tra le più grandi incisioni live di sempre accanto a James Brown At The Apollo, The Who At Leeds e Johnny Cash At Folsom Prison. I Clash, che aprivano le serate degli Who impegnati nel loro “farewell touramericano, suonarono per 2 notti: 12 e 13 ottobre ‘82. Registrato da Glyn Johns, l’album presenta per intero il concerto della seconda serata. Nonostante fossero il gruppo di supporto, il New York Post scrisse che “i fan dei Clash erano tanti quanti quelli degli Who”. Unica nota dolente, l'assenza alla batteria del grande Topper Headon sostituito da Terry Chimes. Topper era stato escluso dalla formazione (leggi: da Strummer) per i noti problemi di tossicodipendenza. I nastri, sono stati riportati alla luce dallo stesso Strummer, all’epoca leader dei Mescaleros, mentre traslocava. Ascoltandolo mentre suona e canta in questo live, vengono fuori le influenze di molte bands che da lì a poco sarebbero esplose: U2 “in primis”. Ancora oggi, quando attacca London Calling, scatto in piedi.

www.legacyrecordings.com

www.theclashonline.com
 
 
Punk e altre storie. I Clash si raccontano

«La miglior musica pop è sempre stata musica di liberazione. Bob Dylan, Elvis Presley, The Clash!», dichiarò Bruce Springsteen. Alla band che cavalcò l'onda del punk per poi incrociare blues, reggae, dub, rap e funk, è dedicato il primo libro ufficiale (in edizione limitata e numerata) con interviste inedite ai componenti del gruppo (Joe Strummer incluso) e foto esclusive di quella rivoluzione sonora che nell'Inghilterra di fine Anni '70, primi '80, passò attraverso tensioni razziali, disoccupazione e sfruttamento.   

The Clash, Isbn Edizioni, 378 pagine, € 49

www.isbnedizioni.it

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