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Artisti Vari - The Best Of Bond... James Bond (Capitol/EMI)

di Stefano Bianchi

Umore: BONDIANO

Anno di grazia 1964. Shirley Bassey intona Goldfinger. Di questi tempi adrenalinici, dove lo 007 di Quantum Of Solace mostra i bicipiti senza pronunciare nemmeno una volta “Il mio nome è Bond… James Bond”, conviene affidarsi alle più belle canzoni che hanno accompagnato le gesta dell’agente segreto più famoso al mondo. Siccome non ci sono più le mezze stagioni, e Bond non è più quello d’una volta, al posto del “dandysciupafemmine c’è un “coattoregolatore di conti molto agitato e zero mescolato. Per un’oretta, lasciate che Daniel Craig meni le mani e spari all’impazzata. Voltategli le spalle e ascoltate The Best Of Bond… James Bond. (Ri)scoprirete maiuscole interpretazioni, al principio della saga: come il “crooningvellutato di Matt Monro, alle prese con From Russia With Love (’64); l’ugola con gli attributi di Tom Jones (’65: Thunderball); la “vervemelodiosa di Nancy Sinatra, che accarezza You Only Live Twice (‘67); il canto scartavetrato di Louis Armstrong, che trasforma We Have All The Time In The World  (’69) in un classico senza tempo.

James Bond, grande amatore, dal ’71 in poi s’è fatto sonorizzare da un tripudio di voci femminili, tutte presenti in questa raccolta: da Shirley Bassey, di nuovo al microfono per Diamonds Are Forever e Moonraker; a Lulu, poppeggiante in The Man With The Golden Gun. Da una Carly Simon ipermelodica (Nobody Does It Better), a una zuccherosa Sheena Easton (For Your Eyes Only), passando per Rita Coolidge (All Time High) e Gladys Knight (Licence To Kill), fino a quel miracolo d’energiablack” di Tina Turner (Goldeneye) e ai guizzi cantautorali di Sheryl Crow (Tomorrow Never Dies) e k.d. lang (Surrender). Perfino Madonna, nel 2002, s’è fatta apprezzare in Die Another Day, techno nobilitata dagli archi. D’altronde, se ti chiamano per dare un contributo alla causa “bondiana” che fai, rinunci? Dai il massimo, perbacco. Vedi i gruppi, Paul McCartney & Wings su tutti, con quella gemma di Live And Let Die (’73). E i Duran Duran, colti in piena new wave (’85) con gli effetti speciali di A View To A Kill. Idem per i norvegesi A-Ha, protagonisti 2 anni dopo con una prorompente The Living Daylights. Fino al ’99, coi Garbage che sfruttano le orchestrazioni di The World Is Not Enough per restituire al tutto un’improntalounge”. Come ai bei tempi di Sean Connery e Shirley Bassey. Quando 007 era puro “glamourseduttivo. Ma ditelo sottovoce: il nuovo Bond potrebbe incazzarsi.

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