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Grace Jones - Hurricane (Wall Of Sound/Spin-Go!)

di Stefano Bianchi

Umore: FEROCE

Ascoltatela, mentre ringhia “Questa è la mia voce, l’arma che ho scelto” facendosi soggiogare da percussioni tribali, unghiate di funky e ragamuffin. This Is, è il pezzo che apre in grande stile Hurricane dopo 20 anni di silenzio. Grace Jones è tornata, cavalcando sprezzante le sue 60 primavere. Correva il rischio d’esporsi al ridicolo, l’icona che negli Anni '80 si fece dipingere (letteralmente, sulla pelle) da Keith Haring, ritrarre da Andy Warhol e fotografare da Jean-Paul Goude per ostentare la sua bellezza ambigua e sovrannaturale. Che si trasformò in cyber-femmina per poter inghiottire una Citroën CX. Che aveva il vizio d’infilarsi, nelle porno/notti newyorkesi, in tute di lattex nero. E come lo schioccava, il frustino sadomaso, al ritmo di Pull Up To The Bumper e al suono di Warm Leatherette, Nightclubbing, Slave To The Rhythm e altri dischi che col tempo sono diventati irrinunciabili. Vent’anni dopo, Grace Jones indossa il tempo con “nonchalance” in questo Cd audace e sfrontato, tracciando qua e là nuove ipotesi sonore.

Lei, l’eterna virago, negli ultimi anni ha gettato al vento un paio di dischi insipidi pur di concentrarsi meglio su questi 9 pezzi che ospitano, fra gli altri, Brian Eno, Tricky e la coppia Sly & Robbie che le svelò i segreti del reggae. Quella caracollante musica che in Well Well Well diviene ispida per poi addolcirsi in Love You To Life. “Piacere di conoscerti, piacere di averti nel mio piatto, la tua carne è dolce per me”, canta l’uragano Grace in Corporate Cannibal. E il ritmo, plumbeo, rallenta nel trip-hop e rumoreggia fra scansioni vocali che ricordano Laurie Anderson. Sperimenta eccome, Mrs. Jones: giostrando l’insolente ballabilità di William’s Blood incastonata fra gospel e “metal”, con finale pilotato dall’ultraclassica Amazing Grace. Delineando il fascino perverso e il “dark” di Devil In My Life. Liberando le camaleontiche sonorità di Hurricane. E anche quando l’uragano si placa (nella soffice I’m Crying Mother’s Tears e nell’esotismo che si stempera nel calypso di Sunset Sunrise), c’è il disturbo geniale, l’aritmìa calcolata, la voglia pazza di dare un senso vero alla musica. Citando, non vi è dubbio, gli Eighties di New York fra no wave e discomusic. Senza celebrarli né autocelebrarsi, però. Perché la pantera nera è lei. E solo a lei è permesso d’intonare “Sono la scintilla che farà esplodere il mondo”.

www.spin-go.it

www.theworldofgracejones.com

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