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Come il vetro cd
Garbo
A Berlino va bene cd
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Garbo - Come il vetro (Discipline/Mescal/Venus)

di Stefano Bianchi

Umore: BOHÉMIEN

Faust’O con J’accuse… amore mio. Gino D’Eliso con Cattivi pensieri. Ma soprattutto Garbo, con A Berlino… Va bene. Anni ’80: fra i “maudits” c’è lui, Renato Abate, in arte Garbo. Che traghetta l’italico cantautorato nella Mitteleuropa e fra i suoni anglosassoni. Mentre nell’aria aleggia ancora l’elettronica Heroes di David Bowie e si mette in mostra la sciccheria dei Roxy Music e dei Japan, lui si veste da "new waver" appuntandosi all’occhiello il “dandysmo” anziché il rock urlato e sudato. Passano gli anni e Garbo paga dazio: troppo intellettuale per l’ottusità di certi discografici. Non s’arrende, però. Meglio “di nicchia”, con l’orgoglio dell’outsider, che svenduto al ritornello usa-e-getta. Inanella nuove gemme (Cosa rimane, Melodramma, Grandi giorni) e nel ’97, col contributo di Tiziano Scarpa, Niccolò Ammaniti, Aldo Nove, Isabella Santacroce e altri romanzieripulp” incornicia il progetto Up The Line (The Virtual Sound, Word And Image) teorizzando il Nevroromanticismo. Nel 2006, tutto finalmente torna. Merito di musicisti dell’underground come Ottodix, Madaski, Soerba, Krisma e Delta V che gli rendono omaggio con la raccolta Congarbo, rivisitando Quanti anni hai?, Radioclima e altri pezzi deluxe.
 
Garbo è vivo e lotta insieme a noi. Come adesso, che ritrovo la voce del Garbo degli anni d’oro. Anzi, ancora più pastosa. E affamata di nicotina. La ascolto, mentre scivola sulle 12 canzoni di Come il vetro, che chiude la trilogiacromatica” iniziata con Blu (2002) e proseguita con Gialloelettrico (2005). Dal colore delle canzoni della notte al bagliore nervoso di quelle del giorno, fino al vetro attraverso il quale, spiega lui, «si possono vedere tutti i colori, ci si può riflettere. Il vetro può essere infranto e nel vetro possiamo riconoscere la nostra fragilità». La riconoscerei fra mille, quella voce, mentre insegue le impennate rock di Come il vetro facendone un quasi-clone di Boys Keep Swinging (Bowie) e si affida all’orecchiabilità còlta di Voglio morire giovane. Più che mai esteta del pop, Garbo fa il sensuale (come David Sylvian; come Bryan Ferry) nell’elettronicasoft” di Lei e in mezzo alle note di un pianoforte jazz che in Più avanti insegue folate techno. Fa rap morbido, perfino (Voglio tutto); e non disdegna nostalgie Eighties, ricalcando l’estetismo di Japan e Depeche Mode (Ciao e No). Ribadisce, traccia dopo traccia, il suo “aplombcompositivo e quel talento che gli fa riempire tutto d’eleganza. Ascoltare, per credere, la sublime rapidità di La mia finestra. E anche quando rilegge in chiave metal Baby I Love You di Phil Spector (portata al successo nel ’64 dalle Ronettes e ripresa nell’80 dai punkettari Ramones), lo fa con stile. Come ai tempi d’oro.
 

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