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Adem - Takes (Domino)

di Luca Scotto di Carlo

Cover and cover again. Della serie: ma come, un altro album di covers? L’ennesimo? Vi dò ragione. Non se ne può più. Ma nella vita - per fortuna - ci sono le eccezioni, e questo disco lo dimostra. Una piccola, lucente, schietta eccezione alle regole del “coverismoimperante. Si chiama Adem Ilhan, in arte solo Adem: giovane cantautore (oggi non si usa più: dicono tutti “songwriter”) metà inglese e metà turco, arrivato con Takes al terzo lavoro dopo Homesongs (2004) e Love And Other Planets (2006). Ha lavorato di brutto, il ragazzo, per mettere insieme questa raccolta di brani che appartengono solo ed esclusivamente al periodo 1991-2001. Gli Anni ’90. Di quando ascoltavamo perlopiù i Soundgarden e i Pearl Jam (almeno io). Perché, diciamoci la verità, non basta più suonare la cover di un pezzo famoso. Quello lasciamoglielo fare a Patti Smith e a Cat Power, se lo possono permettere senza temere troppo il confronto (e peraltro hanno fatto 2 gran dischi). Oggi, il cantatutore o il gruppo medio, devono escogitare qualcosa di spiazzante rispetto agli standards, e allora ecco che nasce la specializzazione. Solo covers dei Nirvana, di pezzi funk, strumentali, di canzoni che iniziano con la H. Solo covers degli Anni ’90. Un po’ come quando si registravano le cassette: si sceglieva un filone, un tema, e lo si sviluppava nell’arco delle 2 facciate. C’è più amore a farlo così.

Adem fa sfilare, una dopo l’altra, 12 gemme interpretate senza stravolgimenti, ma con tanto rispetto e il sopracitato amore. Si comincia con Bedside Table dei Bedhead (bella bella) e si prosegue col pezzo che preferisco: Oh My Lover di PJ Harvey, tratto da Dry. Anno di grazia ‘92. E se tutto sommato ti puoi aspettare cose tipo i Low, a cui ruba Laser Beam, o i Tortoise e finanche i dEUS e Yo La Tengo (Tears Are In Your Eyes, 2000), fa più effetto ascoltare seppur in versione Ademizzata gli Smashing Pumpkins con una semisconosciuta “b-side” del ’92: Starla. Così come la Björk di Unravel, presa a prestito dal modesto Homogenic. Ma il colpaccio è stato quello di inserire To Cure A Weakling Child, traccia che figura nel repertorio di Mister Elettronica, alias Aphex Twin (ovviamente d’elettronico c’è zero). Per completare l’elenco e non far torti a nessuno, cito anche Loro dei Pinback, Slide di Lisa Germano e Invisibile Man dei Breeders, uno di quei gruppi di cui non si ricorda più nessuno dal ‘94 (il pezzo è del ‘93.) Scelte attente, oculate e mai ostentate, volte a non togliere valore all’originale, cosa che purtroppo capita sempre più spesso: si allarga il fenomeno, dilagano i cialtroni. L’altro giorno, ho visto una compilation (parola che andrebbe abrogata) di canzoni dei Doors in versione lounge. Roba da andare a dissotterrare il cadavere di Jim Morrison (o di chi è sepolto al posto suo). Adem, invece, suona covers con devozione e precisione insieme, come se lo stesse facendo in camera sua davanti a 4-5 amici. La sensazione è quella di un sospiro di sollievo dopo una giornata di inutili quanto faticose riunioni. Un album che merita. Rispetto, quantomeno.

www.adem.tv

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