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Schoolyard Ghosts
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No-Man - Schoolyard Ghosts (Audioglobe)

di Stefano Bianchi

C’è spazio, volendo, per etichettarli così: dream pop, slowcore, ambient, new progressive… Uno, nessuno, centomila. In realtà, liberando l’inesauribile magia della loro musica, i No-Man sgretolano ogni possibile confine sonoro. Ci sono gruppi, come questo, che si muovono (umilmente, orgogliosamente) nell’ombra. Sottotraccia. Se ne stanno quieti per un pugno d’anni e poi (inevitabilmente) conquistano con un disco i pochi ma buoni “gourmands” del tocco felpato, dell’atmosfera crepuscolare. È successo nel 1994 con Flowermouth, nel ’99 con Speak, nel 2001 con Returning Jesus. Succede ora con Schoolyard Ghosts, 8fantasmi del cortile” dal piglio introspettivo ed esistenzialista. I No-Man sono un duo: Tim Bowness (voce), che ha collaborato con Alice e Nosound; Steven Wilson (ogni strumento possibile), che è anche leader dei Porcupine Tree, la band progressive/psichedelica che annovera in “line-up” l’ex Japan Richard Barbieri, di professione tastierista. Proprio i Japan (e di conseguenza il loro “clone” Rain Tree Crow), possono avere più o meno inconsciamente ispirato i No-Man: nella calda impostazione vocale (alla David Sylvian, obviously) di Tim Bowness e in non poche, estetizzanti, coloriture sonore.

Ma il discorso è più ampio. Prestate attenzione al primo pezzo, All Sweet Things, e vi troverete al centro di una melodia sublime, punteggiata da un pianoforte che via via “chiama” tastiere, basso e chitarre innescando un pop che non dispiacerebbe affatto a Burt Bacharach. Un pop che poi s’illanguidisce nel violoncello di Beautiful Songs You Should Know. Lasciatevi guidare dalle pause e dagli strappi di Pigeon Drummer: qui sì, che si fa sul serio ricamando progressive. Ripensando, nel continuo alternarsi di cori paradisiaci e di furori percussivi, ai primi King Crimson. Facile, poi, ragionare di psichedelìa (griffata Porcupine Tree) nelle orchestrazioni da fiaba che sottolineano Truenorth. Impossibile non farsi soggiogare dagli sbuffi eterei di Wherever There Is Light, dal liquido fluire di Song Of The Surf e da una Mixtaped che visualizza, di nuovo, scenari progressive col jazzistico tocco in più del flauto. Scovateli, questi “schoolyard ghosts” d’ineffabile bellezza. Ne vale la pena. Altrimenti potreste pentirvene.

www.audioglobe.it

www.no-man.co.uk

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