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Michael Stipe and co
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R.E.M. - Accelerate (Warner Bros/WEA)

di Luca Scotto di Carlo

Udite, udite!, urlano tutti in questi giorni di frenesia rock. I R.E.M. sono tornati! Ma perché, mi chiedo: dove c***o erano andati? Se c’è un gruppo che più d’ogni altro ha saputo salvaguardare le sue radici, questi sono proprio i R.E.M. Niente East Village di New York. Niente Miami Beach. E neppure Las Vegas. Solo una massiccia dose di Athens, Georgia, la loro cittadina, a partire dal 1983: l’annus horribilis. L’83 è in realtà la vera data d’inizio dei disastrosi Eighties (se non siete d’accordo su questo punto fondamentale, smettete pure di leggere e tornate al vostro Greatest Hits dei Duran Duran): l’anno in cui Ronald Reagan annuncia l’avvento dello scudo spaziale anti-URSS iniziando a dividere il mondo in buoni e cattivi; concetto che viene ribadito in tutte le varie forme d’intrattenimento, dal cinema alla musica. Gli eroi di quei giorni sono Michael Jackson (che duetta con Paul McCartney: no comment) e Madonna (che continua ancor oggi a duettare con la stelle del momento, pur di rimanere in vita). L’anno del debutto del compact disc. E proprio come accade oggi con gli mp3, la forma sostituisce la sostanza: la musica passa in secondo piano rispetto al supporto. Perfetto. Non c’è momento più sbagliato per far nascere un gruppo che compone canzoni rock che affrontano temi impegnati, quando là fuori la gente ha voglia di gel, di giacche con le spalle imbottite, di wild boys e jerry calà. E di “spiezzare in due” il prossimo. Ma i R.E.M. hanno deciso che quella sarà la loro strada, e lo fanno in modo assolutamente naturale e spontaneo. La radio trasmette solo musica ignorante? E noi la spegniamo. E andiamo avanti senza troppi problemi. Disco dopo disco, canzone dopo canzone, mai uguali ma sempre fedeli a noi stessi.

Provate ad ascoltare il singolo di questo Accelerate: Supernatural Superserious. E ditemi se non vi viene da cantare a squarciagola. Esattamente come succedeva con Man On The Moon (dall’album Automatic For The People) qualche anno fa. Sono unici, i R.E.M. Ma evitiamo di usare parole ridondanti, tipo miti o icone. È la vittoria della coerenza contro la superficialità. Ancora più degli U2, spesso alle prese con l’ego di Bono; o dei Rolling Stones, eterni Peter Pan che necessitano ogni giorno di sangue fresco (l’ultimo è quello di Jack “Stripes” White III). Michael Stipe & Co. sfoderano l’ennesimo bel disco: un mucchio di canzoni che si integrano perfettamente con il resto del loro repertorio, con l’aggiunta di un suono più “electric guitar oriented” rispetto agli ultimi lavori, ma con quella capacità innata di cavar fuori dal cilindro la melodia giusta al momento giusto. Non c’è una canzone che prevarica le altre (a parte il sopracitato singolo che ancora non ha smesso di stufarmi, al contrario di tanti altri singoli). È un flusso. Inizia e finisce, e quasi non te ne accorgi. Ti resta solo la voglia di riascoltarlo di nuovo. Senza bisogno di sapere cosa c’è dietro, a quali party vanno abitualmente o se prima di fare sesso danno fuoco alle mutande. Sorry, no gossip. Solo parole, musica e onestà intellettuale. Indicato per chi, quando ascolta una canzone, chiude gli occhi anziché guardare il video.

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