Coolmag - music

River The Joni Letters
Hancock e il Grammy Award
Herbie Hancock
home - music




Herbie Hancock - River: The Joni Letters (Verve/Universal)

di Redazione

«Non ho mai prestato particolare attenzione alle parole delle canzoni. Mi ha sempre interessato la struttura musicale, la melodia. Con Joni Mitchell, per la prima volta in vita mia, ho invece compreso quanto il testo sia una componente irrinunciabile della sua poetica. Mi si è aperto un mondo, un universo d’emozioni, citazioni, suggestioni che derivano dalla grande tradizione letteraria americana: da Walt Whitman ad Allen Ginsberg, passando per Gregory Corso, Lawrence Ferlinghetti, William Burroughs, Jack Kerouac… Joni non copia, sia ben chiaro. Non cita. Fa solo sue alcune geniali intuizioni che poi trasforma in personali rielaborazioni linguistiche. A ciò, aggiungete una musicalità straordinaria, un senso jazzistico della composizione che deriva dai tempi della collaborazione con Tom Scott e i L.A. Express, proseguita poi con me, Jaco Pastorius, Wayne Shorter… Ci troviamo di fronte alla più grande compositrice di canzoni americane d’ogni tempo. E non lo dico perchè è una mia carissima amica, ma perchè è la realtà». Con queste parole, Herbie Hancock ci spiega perchè ha dedicato il suo ultimo Cd, River: The Joni Letters, alla cantautrice canadese. Un disco inciso con Wayne Shorter (sax), Dave Holland (contrabbasso), Vinnie Colaiuta (batteria) e Lionel Loueke (chitarra), più una schiera di cantanti che va da Norah Jones (impeccabile in Court And Spark) a una sorprendente Tina Turner (lontanissima dall’universo musicale di Joni, eppure grande in Edith And The Kingpin); da Leonard Cohen (The Jungle Line) alla stessa Mitchell (The Leaf Prophecy).

Da sempre ammiratore delle sue visioni e delle sue poesie, nonché amico intimo e collaboratore, Herbie Hancock ci regala un album che non è un semplice omaggio, ma uno studio lessicale e musicale del mondomitchelliano”. Ne esce un'opera sincera, intensa, mai banale, che ha il pregio di portare sotto i riflettori la grande capacità compositiva dell'artista. Le sue canzoni, infatti, si caratterizzano per una musicalità imparentata col jazz; e non è un caso che Herbie abbia voluto includere, fra i pezzi, anche Nefertiti dell'amico Shorter: brano che ai tempi del quintetto di Miles Davis (di cui entrambi furono colonne portanti) significò l'approdo del trombettista al rock. Una composizione che fa da ponte fra Joni, il Jazz e la Storia della canzone americana. È un disco di una bellezza struggente, River: The Joni Letters. Di una classe alla quale non eravamo più abituati. Ha dichiarato Hancock: «Se Joni smetterà di fumare 60 sigarette al giorno - glielo dico sempre - potremmo anche lavorare insieme, in futuro». Il capolavoro, quindi, potrebbe essere dietro l'angolo. E questo album ne è solo il preludio.

www.vervemusicgroup.com

www.herbiehancock.com

stampa

coolmag