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Seventh Tree
Alison Goldfrapp e Will Gregory
Felt Mountain
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Goldfrapp - Seventh Tree (Mute/EMI)

di Stefano Bianchi

Ero convinto, sinceramente, d’essermela giocata. Nessuna “chance” per Alison Goldfrapp. Gran donna, gran cantante, grande masochista. Nessun’altra, infatti, sarebbe riuscita a svendersi così. Ricapitoliamo: nel 2000, con l’alchimista elettronico Will Gregory, Alison incide Felt Mountain tracciando i nuovi orizzonti del trip-hop inglese. Massive Attack, Portishead e Tricky si ostinavano a tinteggiare di “dark” le loro ossessive scansioni ritmiche? La coppia, tatuatasi Goldfrapp, se ne usciva con un pugno di canzoni sublimi, glaciali, rarefatte. Che frullavano trip-hop classico, atmosfere alla Ennio Morricone, lounge music. Un capolavoro. Da far impallidire la concorrenza. Sarebbe bastato quel disco per vivere di rendita. Ma Alison, al colmo del narcisismo, trascina Will in 2 brutti pasticci: come se Felt Mountain non fosse mai esistito, nel 2003 e nel 2005 butta sul mercato Black Cherry e Supernature. Nel primo disco, si mette a bombardarmi le orecchie con una “dance” di quart’ordine; nel secondo, si gioca la carta di un “glam” trito e ritrito. Pazzia pura. Ma siccome la Goldfrapp non è una fessa, un minimo d’esame di coscienza dev’esserselo pur fatto. O forse è stato Will Gregory a darle un paio di ceffoni, di quelli che ti schiariscono le idee.

Fatto sta che Seventh Tree, ragionato fra le campagne del Somerset e la costa occidentale degli Stati Uniti, è il capolavoro che ormai non mi aspettavo più. E invece, vivaddio, esiste. E lotta insieme a noi. E suona splendido dal principio alla fine, con in testa l’unica evoluzione possibile di Felt Mountain (cioè la fusione a caldo di elettronica, strumenti acustici e archi) e Nick Drake in fondo al cuore. Dal punto di vista vocale, Alison Goldfrapp è al top. E la sua voce corteggia i ricami folk e l’abbraccio orchestrale di Clowns, il pezzo d’apertura che prelude a somme delizie: la quiete melodica e i “blitzpsichedelici di Little Bird; lo sguardo nostalgico a Beatles e Beach Boys (Happiness); il felpatoeasy listening” di Road To Somewhere; il cantautorato minimale, fra Kate Bush e Mamas & Papas, di Eat Yourself. 5 canzoni, 5 gemme. E il resto di Seventh Tree non è da meno: vedi la bucolica Some People, contrappuntata dal pianoforte; il "trash" (elegante, non svaccato) fra Abba e Clannad, che dà sostanza a A&E; il respiro profondo, stile Felt Mountain, che in Cologne Cerrone Houdini non disdegna carezze soul; l’unico episodio rock, fra Blondie e Sinead O’Connor (Caravan Girl); le rarefazioni psichedeliche di Monster Love. Complimenti vivissimi, Goldfrapp. Da qui in avanti, però, niente colpi di testa. Va più che bene così.

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