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Pat Metheny, Christian McBride & Antonio Sanchez - Day Trip (Warner Bros)

di Redazione

Aveva già suonato in trio, in più di un’occasione, con un contrabbassista e un batterista. Ci aveva deliziati con Dave Holland e Roy Haynes; poi, con Charlie Haden e Billy Higgins sul terreno di Ornette Coleman; e ancora, con Larry Grenadier e Bill Stewart. Ma mai, Pat Metheny, aveva raggiunto simili risultati. Vuoi per la personalità dei comprimari: vedi il trio con Grenadier e Stewart, troppo sbilanciato a trazione percussionistica, vista la statura di un genio della batteria moderna come Bill e la quasi totale apatìa di Larry; oppure, quello con Haden e Higgins, in cui Metheny sentiva il peso della storia e soffriva di timori reverenziali. Solo con Holland e Haynes il chitarrista è riuscito a creare un “interplay” davvero interessante: ma anche qui non tutto è filato liscio, coi 3 che hanno avuto poche occasioni per suonare insieme e consolidare una vitale intesa. Day Trip, che esce dopo una lunga tournée in giro per il mondo e una solida consuetudine umana e lavorativa, vede Pat misurarsi con Christian McBride (fra i più grandi contrabbassisti in circolazione) e il talento esplosivo di Antonio Sanchez, nuovo nome del “drummingjazzistico.

Oggi, finalmente, il trio è diviso in parti uguali: certo Pat Metheny ne è leader e compositore, ma i comprimari non sono lì per riempire quegli spazi lasciati vuoti dal suo chitarrismo elegante, immaginifico e prezioso. Sono, semmai, interlocutori speciali: con cui tessere un dialogo di richiami e rimandi, botte e risposte, sollecitazioni continue, stimoli, pungolature, sfide. Perchè “sfida“ è la parola chiave: alle regole precostituite del trio, a se stessi, alla musica del momento che è vuota, inutile, assurda. Day Trip è l'esaltazione di un collettivo perfetto. Di una macchina da musica che non scricchiola mai e regala momenti di poesia e puro genio non facili da incontrare nell’odierno jazz statunitense. Sin dalle prime note di Son Of Thirteen, passando per At Last You're Here (ballad fantastica, in perfetto Metheny style), Snova, Dreaming Trees, e terminando con la “title track” che chiude quest’album impeccabile, il trio ci regala grande musica. Suonata con cuore, cervello, stomaco. Emozioni intense, suggestioni forti. Day Trip va ascoltato e riascoltato per coglierne ogni minima sfumatura, ogni minimo lampo di genio estratto dagli strumenti. E non è solo il disco che consacra un batterista come Sanchez, ma la conferma che di fronte a Pat Metheny bisogna togliersi tanto di cappello. Perchè il capelluto chitarrista del Missouri è sempre uno, due, diversi passi avanti rispetto ai suoi rivali. Veri o presunti che siano.

www.warnermusic.it

www.patmethenygroup.com

Foto: Michael Wilson

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