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The Thrill Of It All
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Roxy Music - The Thrill Of It All (Virgin)

di Stefano Bianchi

Stilosi? Stilosissimi. Bravi? Bravissimi. Il pregio più eclatante dei Roxy Music è stato quello di aver mutato il Glam inglese più caciarone e “camp” in Art Rock. Puntando tutto sul “kabarettmitteleuropeo, il rock’n’roll stile Fifties e l’elettronica (nei primi 3 ellepì: Roxy Music, For Your Pleasure, Stranded); il pop in smoking, romantico e decadente (negli altri dischi, Avalon compreso). Un curriculum che non fa una grinza, quello dei londinesi Roxy (contrazione di Rock + Sexy): 10 anni (dal 1972 all’82) trascorsi a incidere album (9, incluso Viva!: quello dal vivo) a loro modo imprescindibili e ad anticipare le mode degli ’80, leggi New Romantics, dai Japan fino agli Spandau Ballet, Duran Duran e Visage inclusi. A Bryan Ferry (voce e tastiere, ex studente d’arte), Phil Manzanera (chitarra, ex Quiet Sun) e Andy Mackay (sassofono, ex studente d’oboe con la London Symphony Orchestra), è dedicato il doppio Dvd The Thrill Of It All con 38 fra apparizioni televisive, sequenze concertistiche e videoclips promozionali. Ai 3 vanno aggiunti lo sperimentatore elettronico Brian Eno (in forza nella band per i primi 2 dischi) e il batterista Paul Thompson, ex Smokestack. Il primo filmato, vale da solo l’acquisto. Giugno ’72, The Royal College of Art di Londra: un po’ “space age” e un po’ “rockabilly” (in quanto a look), i Roxy Music lanciano l’apocalisse sonica di Re-make/Re-model. Dentro, ci sono echi di Velvet Underground, Elvis Presley, Karlheinz Stockhausen.

Strizzati nei loro giubbotti leopardati, anche all’Old Grey Whistle Test e a Top of the Pops non scherzano. Fondamentale la sequenza Ladytron - Virginia Plain - Do The Strand - In Every Dream Home A Heartache: rock + teatro + makeup + avanguardia. Eno tira le volate rumoriste, gli altri lo seguono. Poi, però, l'efebico alchimista sonoro se ne va (ultima apparizione: Editions Of You, ’73, The Golden Rose Festival di Montreaux) dopo essersi accapigliato con Bryan Ferry per la leadership sul gruppo. Apro parentesi: com’era successo a John Cale, dopo le baruffe con Lou Reed e solo 2 Lp griffati Velvet Underground. Da qui in avanti, si cambia registro. In musica e immagine. Ferry, l'inappuntabile dandy, si mette a pilotare i Roxy Music eliminando qualsiasi velleità sperimentale. La sua voce di velluto, ben supportata dall’essenzialità chitarristica di Manzanera e dal sax soul-jazz di Mackay, sfodera perle più pop che rock come Love Is The Drug, Mother Of Pearl, Dance Away, Manifesto, Flash And Blood, la "cover" di Jealous Guy di John Lennon. Dalla Konserthaus di Stoccolma (’76) al Manchester Apollo (’79), si inanellano “sold out” che è un piacere. Ed è un gran gusto rivederli, questi Roxy Music in doppiopetto. Che nell’82, a pochi mesi dallo scioglimento, inanellano The Main Thing, While My Heart Is Still Beating, la celeberrima Avalon e My Only Love. Dal vivo, a Frejus. Si rimetteranno insieme, nel 2001, per un altro tour mondiale. E non è detto che prima o poi non ci scappi un nuovo disco. Con garanzia, ovviamente, di eleganza e assoluta professionalità. Ma i Roxy Music (quelli veri, dall’inizio alla fine) abitano qui, dentro quest’antologia ad alto quoziente estetico. E Glam.

www.roxyrama.com




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