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Magic
Boss figura intera
E Street Band e Springsteen
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Bruce Springsteen - Magic (Columbia/Sony BMG)

di Stefano Boschetto

Sono trascorsi 5 anni dall’ultimo Bruce Springsteen con la E Street Band. E dopo l’apprezzabile parentesi acustica alla riscoperta delle radici della musica americana, si torna con Magic sulla strada maestra del rock’n’roll che ha alimentato e reso immortale il mito del “born to run”. In questo disco, Springsteen incarna le inquiete incertezze della “middle class”: ombre grigie si addensano nei limpidi cieli, le cattive notizie arrivano da lettere portate dal vento e il “peggior nemico” è entrato nella vita quotidiana minandone le certezze. La guerra, ormai, appartiene alle 24 ore: anzichè romantiche serate a casa con l’amata, i nuovi forzati-eroi dormono nella polvere del deserto coi compagni Charlie e James. E il viaggio verso casa, dove ad attenderli ci sono bandiere esposte in piazza, è interminabile. Chi sarà l’ultimo a morire per un fatale errore, si chiede il Boss? Radio Nowhere apre con energia e le chitarre (che ricordano il “riff” di Don’t Fear The Reaper dei Blue Oyster Cult) assecondano il ritorno al rock possente di un tempo. Bruce invoca il suono elettrico, il pulsare della batteria, le mille voci di una folla che lo abbraccia in un concerto senza fine. In un attimo, le recenti ballateirish-style” e il country-folk introspettivo vengono spazzati via da un potente “wall of sound”. You’ll Be Coming Down ha invece il marchio di fabbrica E Street Band, con quel “mid-tempo” uscito dalle “outtakes” di Tracks, mentre Living in The Future esalta l’approccio rhythm & blues della band e il sax di Big Man Clemmons. Un pezzo, questo, che andrebbe ascoltato in un “roadhouse bar” con una Bud Light stretta in pugno.

Se Your Own Worst Enemy risente di un arrangiamento sin troppo levigato, nonostante la profondità del testo e le armonie vocali d’impronta “sixties pop”, Gipsy Biker torna al rock stradaiolo con la “guitar army” di Bruce, Nils Lofgren e Little Steven Van Zandt spiegata come non mai, che ci fa volare con la fantasia su un’Harley verso un futuro ancora incerto. Girls In The Summer Clothes suona Beach Boys e l’arrangiamento Spector-style fa centro; I’ll Work For Your Love è una splendida canzone che ci riporta all’epoca di The River; Magic condensa il meglio delle 2 precedenti esperienze soliste: ballad con atmosfere acustiche e testo bellissimo. Alla storia di un illusionista che svela i suoi trucchi, Springsteen associa la realtà e l’inganno della guerra ammonendoci: ”...non credere a nulla di ciò che senti, e ancor meno di quello che vedi…”. Il trittico finale, con il deserto iracheno come fonte ispirativa, è affidato al rock teso di Last To Die, alla classica ballata Long Walk Home e a Devil’s Arcade, col suo notevole crescendo finale e il “drumming” sordo a chiudere le danze. C’è ancora spazio per una “ghost track”: un’elegia per chitarra acustica e piano scritta dopo l’improvvisa scomparsa di Terry Mac Govern, amico e factotum del Boss per più di 20 anni. Vitale e bellissimo, composto per essere suonato dal vivo, Magic ripropone uno Springsteen straripante e ispirato. Appuntamento per tutti gli appassionati, il 28 novembre al Datch Forum di Milano per l’unico concerto italiano. Pronti a rispondere alla chiamata del Boss: ”Is there anybody alive out there?”.

www.brucespringsteen.net

www.sonybmg.it

Foto: Mark Seliger
Danny Clinch


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