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Ben Harper & The Innocent Criminals - Lifeline (Virgin)

di Luca Scotto di Carlo

Sporco ma pulito. Se mi obbligassero ad appiccicare un bollo adesivo sulla copertina di questo disco, credo che direi così. Sporco. Perché il ritorno a un suono fatto perlomeno da strumenti che chiedono di essere suonati (dopo anni di sbornie elettroniche a base di “laptop” in bomba e ritmi che puzzavano di gomma bruciata) è ormai ufficiale. A quando – mi interrogo – un album acustico dei Chemical Brothers o un tributo gospel ai Thievery Corporation? I tempi cambiano e nell’aria c’è voglia di rock. Pulito. Perché Ben Harper ha trovato la sua cifra stilistica e col cavolo che l’abbandona… Piuttosto la sgrezza adattandola alle esigenze del momento. All’interno del booklet, le note di copertina testualmente recitano: The record Lifeline was recorded and mixed in 7 days on a 16-track analog tape machine. No computers or pro-tools were used anywhere in the process. Sporco. Lifeline, registrato nei modernissimi Gang Studios di Parigi, è l’ottavo disco firmato Harper e il terzo con gli Innocent Criminals. Pulito. Ma andiamo al sodo. Com’è alla fin fine questa raccolta di undici-pezzi-undici? Fatemi rispondere con calma. Diciamo che non resti mai deluso da un disco di Ben Harper e così è anche stavolta. Ma neanche ti strappi i capelli una ciocca dopo l’altra, facendo “air guitar” a ogni assolo. Gli viene facile scrivere canzoni (questo è fuori di dubbio) e ha trovato la sua collocazione in un limbo temporale che non smuove più di tanto i veri appassionati, facendo esclamare ai neofiti e ai pentiti: “Ehi, vedi che anch’io ascolto il rock?”. Ci siamo capiti.

Mi ricordo la prima volta che l’ho visto, Ben Harper. Faceva da supporter alla PJ Harvey di To Bring You My Love e cantava Oppression col braccio alzato e il pugno chiuso che neanche le Pantere Nere. Non era tanto tempo fa, e nemmeno tanto tempo sembra sia trascorso da allora se si ascoltano brani come Fight Outta You o Fool For A Lonesome Train, neanche troppo velato omaggio a Neil Young. (Segnatevi questo nome: N-e-i-l Y-o-u-n-g. Sta tornando di moda. Ancora pochi giorni e tutti parleranno del ripubblicato Live At Massey del 1971, come se ci fossero stati di persona). Il resto dell’album scorre via piacevole come un bicchiere di orzata ghiacciata in una sera di luglio, con una bella impennata alla traccia 9, Heart Of Matters, dove chiunque abbia un po’ di sangue blues nelle vene non può fare a meno di alzare il volume di una tacca/una tacca e mezzo. Very intensa. Totale: sufficienza piena per il marito di Laura Dern, la bionda musa di David Lynch allucinata protagonista di Inland Empire (strana coppia, neh?) e disco certamente ottimo per la diffusa razza dei completisti: cioè coloro che non si farebbero mancare per nulla al mondo il Live Durante il Cenone di Natale dei propri beniamini o la biografia non autorizzata con foto inedite della loro nonna paterna. Bisogna ammettere che il basso del sovrappeso Juan Nelson, figura di riferimento degli Innocent Criminals, scandisce il tempo in modo impeccabile. E se ci tocca nominare il migliore in campo, direi che la palma se la merita lui. E per quanto riguarda Mr. Harper? Si potrebbe dire che da lui ci si aspetta Ben di più, ma sarebbe un gioco di parole troppo facile. Facile come un disco che pretende solo di non aver pretese.

www.benharper.net

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Foto: Scott Soens

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