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Time On Earth
Crowded House
Crowded House Cd
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Crowded House – Time On Earth (Parlophone/Emi)

di Stefano Bianchi

Paul McCartney? Ha un fastidioso cerchio alla testa. Si rende ben conto, il redivivo Macca, di aver raschiato con Memory Almost Full il barile dell’ispirazione. Brian Wilson? Quarant’anni di sprizzi e sprazzi, e non s’è ancora ripreso. Elvis Costello? Può dare di più, che diamine. Però si applichi. Latitano i cercatori dell’aurea pepita dell’orecchiabilità; i cacciatori della “canzone perfetta”. Tranne uno, che se ne sta rintanato nel Nuovo Mondo, neozelandese di nascita, australiano d’adozione: Neil Finn. Fratello minore di Tim, altro peso massimo dell’arte compositiva, affiancato sul finire dell’avventura Split Enz (band che da metà Anni ’70 a metà ’80 sviluppò un delizioso canzoniere glam/pop dagli accenti "felliniani") e in 2 fondamentali dischi da fratelli – tutt’altro – che – coltelli: Finn (1995) e Everyone Is Here (2004). Finn Jr., mente pensante e cuore pulsante dei Crowded House, si cucì su misura addosso il repertorio di questo “ensemble” del pop intelligente, noto dalle nostre parti per Don’t Dream It’s Over, trasformato in Alta marea dal buon Antonello Venditti. Quattro album, dall’86 al ’93, e poi puff. Scioglimento con gran malinconia nella terra dei canguri. Peraltro stemperata, da Neil, con dischi solisti all’altezza del suo talentooversize”: Try Whistling This (’98) e One Nil (2001), più Seven Worlds Collide (2001), live fra i più belli di sempre con “parterre de roi” da non credere alle proprie orecchie: Eddie Vedder dei Pearl Jam, Lisa Germano, Johnny Marr, 2/5 dei Radiohead.

Un bel dì, Neil Finn mette nero su bianco nuove canzoni per una replica solitaria. Poi ci riflette su e decide di scovare i Crowded House indirizzandole a loro. Che reunion sia. Ma sincera. Non come quelle tanto in voga e più o meno pilotate dal business di Police, Smashing Pumpkins, Genesis. Lo scorso 7 luglio, Live Earth, da Sydney, coadiuvato da Nick Seymour (basso), Mark Hart (tastiere) e Matt Sherrod (batteria), Neil si convince che la decisione presa è cosa buona e giusta. E mentre incassa ovazioni dalla terra dei canguri, l’album del rilancio scala le classifiche. Come ai bei tempi. Appunto. Poiché nella sua precisionebeatlesiana”, in quel diffondere a pieni ritornelli la perfezione pop, Time On Earth fa bingo. Puntando sulla leggerezzaamericana” di Nobody Wants You, il passo spinto di Don’t Stop Now (molto Prefab Sprout) e la dimensioneballad” di Pour Le Monde, a un soffio di distanza da George Harrison. Sin qui, i Crowded House più “scolastici”, capaci di mandarti in sollucchero con un pugno di accordi. Più in là in scaletta, ecco affacciarsi il Neil Finn che tutti invidiano: quello che domina le coriacee atmosfere di Heaven That I’m Making e Walked Her Way Down, si tuffa nelle preziose rarefazioni di A Sigh, diluisce jazzismi elettronici (Transit Lounge) e trasforma l’easy listening in una piccola, smagliante perla (People Are Like Suns). Chissà perché, dopo aver ascoltato Time On Earth, vien voglia di mandare a quel paese Coldplay, Travis e Keane.

www.crowdedhouse.com

www.emimusic.it

Foto: Andy Earl

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